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Impero Bizantino 395-641

 

Quando l'Europa occidentale cadde sotto le invasioni germaniche il potere imperiale si spostò nell'impero Bizantino, cioè la parte orientale dell'Impero romano, con la sua capitale Costantinopoli. Le province orientali dell'impero romano erano sempre state più numerose di quelle occidentali. La loro civiltà era più antica ed avevano città più grandi e in maggior numero che in occidente.
Fu Costantino il grande che rese ancora più importante la capitale Bisanzio nel 330 rinominandola Costantinopoli e facendone la sede del governo imperiale. Costantinopoli divenne la sola capitale dell'impero e rimase così fino alla fine dell'VIII secolo, quando Carlo Magno rinforzò il suo regno. L'impero bizantino rimase in vita finché non fu distrutto dal Turchi nel 1453.

Questa longevità si deve al differente livello di sviluppo delle due parti dell'impero. L'Oriente infatti non ha conosciuto quella concentrazione di terre in mano all'aristocrazia che ha portato in Occidente sia allo sviluppo del latifondo a conduzione schiavile, sia al declino del ceto dei piccoli proprietari che per secoli avevano formato il nerbo delle legioni romane.

Le città in Oriente erano più numerose e popolate e avevano anche una struttura economica e sociale più complessa, con una larga presenza di ceti mercantili, padroni incontrastati dei traffici del mediterraneo. L'aristocrazia non godeva di una schiacciante superiorità sociale e non formava una classe rigidamente chiusa tanto che era abbastanza semplice entrarvi per quanti emergevano nella pubblica amministrazione, nelle professioni, nelle attività economiche.

L'assenza di una schiacciante aristocrazia favorì l'azione del governo imperiale che potè attuare più facilmente le riforme di Diocleziano.

A ciò si aggiunge il pieno controllo esercitato dallo Stato sulla chiesa, il rafforzamento della flotta e la creazione di un esercito non molto numeroso ma ben addestrato. Così si comprende come l'Oriente si presentasse all'appuntamento con gli eventi decisivi del IV e V secolo in condizioni ben diverse rispetto all'Occidente.

Altro aspetto peculiare dell'Impero bizantino fu il crescente distacco tra il sovrano e il popolo mediante la creazione di un piano di sacralità e di un alone di mistero.

La sacralizzazione esaltò il ruolo dell'imperatore quale difensore della dottrina cristiana e responsabile della salvezza del popolo.

Imperatori bizantini da Arcadio a Giustiniano
Arcadio (395-408), salito al potere appena diciottenne sotto la tutela del prefetto Rufino, goto, fu imperatore imbelle, che si lasciò dominare dai suoi favoriti, e soprattutto dalla bella e ambiziosa imperatrice Eudossia.

Si assiste in questo periodo alla netta distinzione gtra gli orientamenti di oriente e occidente. Infatti, mentre in occidente ci si stava orientando verso il pieno inserimenti dei germani nell'esercito e nei quadri dirigenti dello stato, in oriente, a tutti i livelli dello stato e della stessa chiesa, si affermò una posizione di netta chiusura nei loro confronti che portò all'estromissione dalle alte cariche militari. Inoltre in Oriente si diede inizio a una politica sistematica di dirottamento verso occidente dei Visigoti e degli altri germani orientali che diventavano sempre più inquieti sotto la pressione degli Unni.


Teodosio II (408-450), figlio-di Arcadio, promulgò il famoso codice teodosiano, raccolta di tutte le leggi emanate dopo Costantino. Sotto di lui si diffusero le eresie dei nestoriani (che ammettevano nel Cristo due persone, l'umana e la divina) e degli eutichiani o monofisiti (che ammettevano nel Cristo una sola natura).
Marciano (450-457), cognato di Teodosio II per averne sposato la sorella Pulcheria, radunò il concilio di Calcedonia (451), che condannò i nestoriani e gli eutichiani, e diede ragione al papa Leone I, il quale in un « tòmos » famoso aveva stabilito esservi nel Cristo «due nature in un'unica persona ».
Zenone (474-491), detto l'Isaurico, giunto al potere dopo una lunga lotta di successione, vide sotto il suo governo la conquista dell'Italia per parte di Odoacre e di Teodorico.
Anastasio I (491-518), favorì apertamente i monofisiti, rinfocolando le lotte religiose. Dovette risolvere due difficili problemi interni:

le continue rivolte degli Isauri e le continue agitazioni provocate dai contrasti a sfondo religioso a cui non riuscivano a porre fine le deliberazioni dei concili ecumenici.

Mentre fu relativamente facile venire a capo della ribellione degli Isauri ricorrendo alla deportazione di massa, la soluzione del problema religioso si rivelò praticamente impossibile.

Una politica più conciliante nei confronti del monofisismo, prevalente in Siria e in Egitto, ebbe come conseguenza l'esplodere delle rivolte a Costantinopoli e nelle regioni centrali dell'impero, oltre all'insorgere di contrasti con la chiesa di Roma.


Giustino I (518-527), rozzo generale illirico, proclamato imperatore dai propri soldati, riaprì, dopo gli imperatori eretici Zenone ed Anastasio, la serie degli imperatori devoti alla Chiesa. Sotto il suo governo avvenne la visita del pontefice Giovanni I, inviato da Teodorico e accolto con riverenze e trionfi, il quale, per ricambio, incoronò Giustino imperatore (primo degli imperatori cristiani che ricevesse la corona dalle mani del papa).
 

Giustiniano (482-565)

 

Maurizio (582-602) inizia la riorganizzazione delle strutture dell'impero proseguita da Eraclio

Eraclio (610-641)

Durante il suo regno l'impero prese una svolta decisamente orientale e antioccidentale, Eraclio parlava greco e non latino.

Salendo al potere, depose l'usurpatore Foca, che aveva fatto uccidere Maurizio e puntò innanzitutto ad una riforma militare e amministrativa della parte orientale dell'impero, ispirandosi ai principi che avevano guidato Maurizio nel riordinamento delle province occidentali.

Quello che restava dell'Asia Minore bizantina fu diviso in in nuove circoscrizioni territoriali, che presero il nome di «temi» ( in greco thema indica il Corpo d'armata) a capo di ognuno di essi c'era uno stratega.

Questo ordinamento mirava inoltre a radicare i soldati sul territorio, rendendoli nello stesso tempo colonizzatori e proprietari delle terre che avevano il compito di difendere. Grazie a questa riforma, nelle regioni interessate, di formò una fitta rete di piccoli proprietari fondiari.

Le riforme di Eraclio non tardarono a dare i loro frutti, soprattutto sul piano della coesione interne e del patriottismo civico e religioso.

Grazie anche al massiccio appoggio dell'apparato ecclesiastico, riuscì a mobilitare le energie vive dell'impero, arrivando tra il 626 e il 630 a sconfiggere definitivamente i suoi nemici con una condotta di guerra  improntata su un'incredibile audacia.

L'imperatore infatti invece di mirare alla riconquista dei territori occupati dai Persiani, portò il suo attacco nel cuore stesso del loro impero e ciò proprio mentre Costantinopoli era investito da un grande esercito di Avari e Slavi che Eraclio - con un calcolo assai rischioso - non ritenne in grado di violare le potenti fortificazioni della città.

Così mentre Costantinopoli resisteva fidando nella protazione della Vergine - come recita l'inno Akàthistos ancora oggi inserito nelle liturgia ortodossa del tempo di quaresima, riuscì a conquistare la stessa Ctesifonte, capitale dell'impero Persiano e ad imporre un trattato di pace che prevedeva la restituzione di tutti i territori occupati, Armenia, Mesopotamia occidentale, Egitto, Siria e Palestina, il pagamento di una indennità di guerra e la restituzione della Santa Croce portata via da Gerusalemme.Eraclio recupera la vera croce

Si concludeva così un duello durato quasi un millennio, che per le dimensioni del teatro di guerra e delle risorse umane e finanziarie impiegate può essere considerato il primo conflitto mondiale della storia.

La morte del re persiano Cosroe II, trucidato dalle sue truppe deluse, esprimeva bene il tramonto di una formazione politica che qualche decennio dopo sarebbe stata definitivamente travolta dalla conquista degli Arabi.

Eraclito intanto si era rivolto subito indietro in aiuto di Costantinopoli che, nel 630 assistette al ritorno del suo imperatore e alla rovinosa sconfitta degli Avari, che furono ricacciati nelle steppe della Pannonia.

Forte del prestigio conseguito e consapevole della necessità di rafforzare l'unità interna dello stato dinanzi alla nuova minaccia degli Arabi, Eraclio ritenne giunto il momento di fare un ulteriore tentativo per superare l'opposizione dei monofisiti, che costituivano la maggioranza dei cristiani di Siria e Palestina.

Nel 638 fu così elaborata dal patriarca di Costantinopoli, Sergio, una formula teologica di compromesso, che accettava sì la conclusione del concilio di Calcedonia del 451 sull'esistenza in Cristo di due nature distinte, umana e divina, ma le presentava unite da una sola volontà (Monotelismo).

La nuova dottrina, fatta immediatamente propria dall'imperatore, ebbe all'inizio una buona accoglienza anche a Roma dove i teologi, meno versati dei loro colleghi orientali nelle difficili questioni cristologiche, tardarono a coglierne il carattere eretico.

 Il risultato fu che all'approvazione di papa Onorio seguì l'opposizione dei pontefici successivi e l'insorgere di un lungo conflitto tra papato e impero che culminò, nel 653, al tempo dell'imperatore Costante II, nell'arresto di Martino I e nella deportazione a Costantinopoli, dove morì tra anni dopo.

aggiunse un accordo con il papa Agatone, un greco di origine siciliana. In base ad esso fu convocato prima un sinodo a Roma con la partecipazione di vescovi italiani, della Gallia, e dell'Inghilterra. L'anno dopo un concilio ecumenico a Costantinopoli, formalmente condannò il Monotelismo, considerandolo una specie di Monofisismo mascherato e confermando la dottrina elaborata dal concilio di Calcedonia.

Il tentativo di pacificazione dio Eraclio, se aveva creato tensioni in occidente, non aveva sortito effetti migliori in oriente, dove il Monotelismo non solo era stato respinto dagli ortodossi, sia dai monofisiti, ma aveva anche reso gli animi più accesi.

Ne risultò così indebolita la capacità di resistenza rispetto all'invasione degli Arabi, che nel 638 investirono la Siria e la Palestina, da dove passarono poi in Egitto accolti con favore dai monofisiti che, fidando nella tolleranza religiosa islamica, nel 640 aprirono loro le porte di Alessandria.

 

Note storiche

 

Strano destino quello di Eraclio, uno dei più grandi imperatori della storia bizantina.

Dopo aver recuperato, attraverso smaglianti vittorie gran parte dei territori già appartenuti all'impero, negli ultimi anni del suo governo dovette assistere impotente alla loro perdita definitiva sotto l'urto poderoso degli Arabi.

Se però questi travolsero l'impero persiano, non riuscirono a venire a capo della resistenza dei bizantini e ciò principalmente grazie alla saldezza dell'ordinamento militare e amministrativo introdotto da Eraclio e sviluppato dai suoi successori: ordinamento destinato a costituire il fondamento dello stato bizantino fino alla sua scomparsa nel 1453.

 

LONGEVITA' DELL'IMPERO BIZANTINO

Fino al regno di Leone III, agli inizi dell'VIII secolo, gli eserciti islamici furono sconfitti e la gran parte dell'Asia Minore fu conservata dai Bizantini. Leone offese i Cristiani dell'occidente quando proibì l'uso delle immagini nelle chiese orientali e tentò di imporre l'ordine alle chiese occidentali. Questo creò un conflitto con i Cristiani d'occidente, che avevano sempre praticato l'adorazione di Gesù, Maria e dei santi mediante l'uso di immagini e icone. La proibizione delle immagini divenne la maggiore espressione dell'intromissione dell'impero d'oriente negli affari della chiesa, pratica alla quale la chiesa occidentale aveva sempre resistito. Oltre a creare un nuovo motivo di divisione tra i cristiani d'oriente e d'occidente il provvedimento di Leone III provocò la distruzione di molte opere d'arte.
Durante il periodo del primo medioevo l'impero bizantino fu una barriera protettiva tra l'Europa occidentale e gli eserciti persiani, arabi e turchi. I Bizantini furono anche il veicolo maggiore del sapere classico e della scienza degli antichi, decadute nell'occidente fino al Rinascimento.

Attraverso i secoli, mentre gli Europei occidentali erano occupati a creare una cultura nuova, le città dell'impero bizantino offrivano il modello stabile di una società altamente civilizzata tuttora presente.
Cause della durata dell'impero d'oriente
L'impero d'Oriente, separato definitivamente dall'impero d'Occidente con un decreto di Teodosio del 395, durò assai più a lungo, e Costantinopoli fu conquistata dai Turchi quasi un millennio dopo che l'impero d'Occidente era caduto in potere dei barbari.
Tante possono essere le cause della sua longevità:
la posizione geografica: Costantinopoli era ricca di difese naturali e difficilmente espugnabile;
i Persiani e i Musulmani divennero un pericolo mortale solo più tardi, mentre i barbari furono dirottati verso occidente
burocrazia, esercito, diplomazia rendevano l'impero un organismo forte e compatto.Eraclio porta la Vera Croce a Gerusalemme.
La burocrazia, spesso gretta e rapace, tuttavia rafforzava l'unità dell'impero. L'esercito e la flotta erano forti e ben curati, tanto da farsi rispettare dalle armate degli altri paesi a oriente e occidente.
Anche la diplomazia faceva la sua parte riuscendo a mettere i nemici gli uni contro gli altri, comprando i più forti e mettendoli contro i più deboli. Anche la chiesa era al servizio della salvaguardia dell'impero suscitando vincoli e addomesticando potenziali nemici attraverso le conversioni. La chiesa e lo stato si compenetrano: l'imperatore si faceva chiamare isapostolo (simile agli apostoli) e vescovo esterno; il patriarca di Costantinopoli era la voce dell'imperatore.
Nel secolo IX con lo scisma di Fozio, il distacco tra la Chiesa d'Occidente e la Chiesa d'Oriente, per lungo tempo latente, diventava definitivo, ed effimeri sarebbero riusciti i vari tentativi del papato per ricostituirne l'unità.



LA CIVILTA' BIZANTINA.
La civiltà bizantina fu per circa un millennio, dal VI al XV secolo, la più grande civiltà che conobbe l'Europa, di gran lunga superiore alla civiltà dell'occidente romano-germanico, che nella sua sostanza mantenne sempre qualcosa di primitivo e di barbarico. Questa superiorità derivò ad essa dall'essere una diretta continuazione della civiltà ellenistica e classica, che nell'oriente non si spense mai, mentre nell'occidente aveva subito una profonda eclissi per opera delle invasioni barbariche.
Costantinopoli, Alessandria, Atene, Antiochia, ecc. furono ancora per molto tempo centri famosi di cultura: soprattutto diffuso fu il gusto per la speculazione teologica, che, per la sottigliezza dell'ingegno greco, degenerò spesso in una vera mania, fino a trasformare delle questioni religiose in questioni politiche, con rivoluzioni e sommosse.
Molto caratteristica fu l'arte bizantina, che, per il suo fastoso gusto decorativo, molto risente delle tradizioni artistiche dell'Oriente. Capolavori di quest'arte sono la Chiesa di S. Sofia a Costantinopoli, ricostruita per ordine di Giustiniano, la chiesa di San Vitale a Ravenna, e, in parte, la chiesa di San Marco a Venezia.

L'ORIENTE SLAVO E BULGARO
La civiltà bizantina, anche in ciò degnissima continuatrice della civiltà romana, ha il merito di aver iniziato una grandiosa opera di civilizzazione nell'oriente barbarico, invaso da innumerevoli tribù di Slavi e di Bulgari.
Gli Slavi, popolazione (secondo alcuni studiosi) di origine asiatica, poco bellicosa, dopo avere, fin dai primi tempi dell'impero romano, occupato le regioni dell'Europa centro-orientale, erano calati nel secolo V nella pianura danubiana, nelle terre lasciate libere dalle immigrazioni germaniche.

Nel secolo VI si erano stanziati anche nella penisola balcanica.
Verso la metà del sesto secolo gli Avari, popoli mongolici, che rappresentano, dopo gli Unni, la seconda grande ondata della migrazione asiatica, avanzarono terribili nella pianura danubiana e, incuneandosi tra gli Slavi, li divisero in Slavi settentrionali (Moravi Sloveni, ecc.) e Slavi meridionali o Jugoslavi (Serbi, Croati, ecc.).
Gli Slavi e soprattutto gli Avari, costituirono per parecchi secoli una pericolosa minaccia per l'impero bizantino. Più volte, approfittando dell'interminabile guerra persiana, invasero la Macedonia e la Tracia, fino ad assediare la stessa capitale. L'imperatore bizantino Michele III (fine del sec. IX) inviò tra gli Slavi i due famosi monaci Cirillo e Metodio, greci di Tessalonica, i quali convertirono quei popoli al Cristianesimo e tradussero in slavo le Sacre Scritture, facendo uso della scrittura glagolitica, tratta dal corsivo greco, che prese poi il nome di alfabeto cirillico.
I Bulgari, popolazione anch'essa di origine asiatica, ma, a differenza degli Slavi, molto bellicosa, dopo aver occupato per qualche tempo le regioni settentrionali del mar Nero, erano calati, alla fine del settimo secolo, nella parte orientale della penisola balcanica, sottomettendo le tribù slave che già vi si trovavano, di cui adottarono gli usi e i costumi. Anche i Bulgari, come gli Slavi e gli Avari, costituirono per parecchi secoli una pericolosa minaccia per l'impero bizantino; e più volte, approfittando dell'interminabile guerra persiana, invasero la, Macedonia e la Tracia fino ad assediare Costantinopoli.
Gli imperatori bizantini insignirono i re bulgari del titolo onorifico di zar (sec. VIII); e il citato imperatore Michele III (fine del sec. IX) indusse lo zar Boris a convertirsi al Cristianesimo e ad aprire il regno ai missionari greci.Impero bizantino
Il successore di Boris, lo zar Simeone (sec. IX-X), che aveva dimorato come ostaggio a Costantinopoli e conosceva perfettamente la cultura e i costumi bizantini, conquistò tutta la penisola balcanica, e fondò la Grande Bulgaria, ma tentò invano di prendere Costantinopoli per farne la capitale. Alla sua morte i Bizantini riuscirono a riprendersi i territori perduti e a ristabilire la loro dominazione su tutta la penisola.
Nel secolo IX anche i Russi entrarono in contatto con l'impero bizantino; e un secolo dopo il russo Viadimiro, principe di Kiew, sposando una principessa bizantina si convertiva al cristianesimo (989), e portava in mezzo al suo popolo la civiltà bizantina.
In tal modo tutta l'Europa orientale, nel cuore del più fitto Medioevo, riceveva da Bisanzio quella impronta religiosa e civile che avrebbe mantenuto attraverso i secoli pressoché inalterata.
Bizantini in Italia
L'Italia, dopo la conquista bizantina, divenne una provincia dell'impero d'Occidente, e per essa Giustiniano emanò una Prammatica Sanzione. Le antiche istituzioni erano per la maggior parte decadute e lo stesso senato, simbolo dell'antica grandezza, aveva cessato interamente di esistere. La Prammatica Sanzione mirò a dare un nuovo assetto al paese, ponendo una netta separazione tra poteri civili, affidati ad un prefetto del pretorio, e poteri militari, affidati ad un patrizio. Ma lo stato continuo di guerra, in cui ben presto si trovarono i Bizantini in Italia, obbligò ad una fusione dei due poteri nella persona di un solo capo, l'esarca, residente a Ravenna.
Nelle province (le antiche province di Diocleziano) furono posti duchi, o, alla greca, strateghi, anch'essi con poteri civili e militari.
La Prammatica Sanzione conferiva una grande autorità ai vescovi, ai quali furono affidate molte mansioni municipali e provinciali, oltre a parecchie prerogative nel campo giudiziario.
In complesso il governo bizantino non fu benefico all'Italia, e ne peggiorò le già tristi condizioni economiche e sociali. Le lunghe guerre in occidente e in oriente avevano esaurito le risorse dello stato, e la burocrazia bizantina, con rapace fiscalismo mise in opera ogni mezzo per scoprire e mungere ogni sorgente di ricchezza.
Perciò quella stessa popolazione italica, che aveva salutato Belisario e Narsete come liberatori, non tardò a considerare i Bizantini come oppressori e a sperare un qualunque mutamento che la sollevasse dal disagio in cui si trovava.