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Napoleone Bonaparte

Ajaccio, 15 agosto 1769 – Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821 - 

 

Il 22 settembre 1784 l'ispettore militare Reynaud des Monts concesse a Napoleone Bonaparte, allora quindicenne, l'ammissione alla Regia Scuola Militare di Parigi, fondata da Luigi XV su consiglio di Madame de Pompadour, dove giunse nella sera del successivo 21 ottobre, partito giorni prima, il 17. Nel 1785 tentò di passare in Marina, ma in seguito all'annullamento degli esami d'ammissione di quell'anno, passò in artiglieria, desideroso di abbandonare gli studi al più presto e dedicarsi alla carriera militare. Alloggiava in una mansarda. Fra i suoi insegnanti figurava Gaspard Monge, creatore della geometria descrittiva.Napoleone
Ottenne quindi la nomina a sottoluogotenente a soli 16 anni e fu distaccato, il 1º settembre 1785, presso un reggimento d'artiglieria di stanza a La Fère, come sotto-luogotenente, per assumere la luogotenenza, pochi mesi dopo, presso un reggimento di stanza a Valence, nel sud-est della Francia.In quei tempi si innamorò prima di Caroline, figlia di Anna du Colombier ed in seguito di Luoise-Marie-Adelaide de Saint-Germain, in entrambi i casi venne rifiutato. La sua prima relazione fu con una prostituta Nel 1787 tornò a Parigi, poi viaggiò in Corsica e infine raggiunse il reggimento ad Auxonne.
Il capitano Bonaparte all'assedio di Tolone.
Allo scoppio della rivoluzione nel 1789, Napoleone, ventenne e ormai ufficiale del re Luigi XVI, riuscì ad ottenere una lunga licenza grazie alla quale poté riparare al sicuro in Corsica. Qui giunto si unì al movimento rivoluzionario dell'isola assumendo il grado di tenente colonnello della Guardia Nazionale. Nel 1791 si innamorò di Manesca Pillet ma venne rifiutato, e dopo essere stato per alcuni mesi a Auxonne il 1 giugno venne inviato nel 4º reggimento d'artiglieria a Valence con il grado di primo luogotenente. Nel gennaio del 1792 si candida come tenente colonnello e venne eletto, con alcuni dubbi, il 28 marzo, in seguito verrà momentaneamente retrocesso al rango di capitano. Per i suoi continui viaggi in Corsica, superando il tempo concessogli per la licenza militare, rischiò di essere considerato disertore, preoccupato ritornò a Parigi nello stesso anno.

Nel frattempo in Corsica infuriava la guerra civile scoppiata appunto nel 1793. Già dal 1792 gli eccessi rivoluzionari e l'instaurazione del "Terrore" avevano spinto l'eroe nazionale dell'indipendenza corsa, Pasquale Paoli (che era rientrato trionfalmente nel suo Paese nel 1790, dopo il lungo esilio impostogli dai Re di Francia), a prendere le distanze da Parigi e a riprendere la lotta per l'indipendenza della Corsica. Accusato di tradimento e inseguito da un mandato di arresto emesso dalla Convenzione Nazionale il 2 aprile 1792, Paoli ruppe gli indugi il 17 aprile, appellandosi direttamente a tutta la popolazione còrsa affinché difendesse la propria patria e i propri diritti. La famiglia Buonaparte, che pure aveva sostenuto Paoli al tempo della rivolta contro Genova e poi contro le Armate di Luigi XV (il padre Carlo e forse anche la madre parteciparono accanto a Paoli alla battaglia di Ponte Nuovo contro i francesi), scelse però la causa francese.
Nel febbraio 1793 comanda i 350 uomini dell'11º battaglione verso l'isola della Maddalena, il 22 febbraio sbarca a Santo Stefano, l'attacco non riuscì in quanto mancò l'appoggio previsto della corvetta Fauvette.
Napoleone fuggì rapidamente ad Ajaccio e di lì riparò con l'intera famiglia, accusata di tradimento, a Tolone.
Il 12 settembre 1793 giunse al quartiere generale di Cartaux. In sei settimane riorganizzò le forze per l'assedio alla città, preparò 100 pezzi di grosso calibro e raccolse vari ufficiali competenti. Con l'appoggio di Gasparin, uno dei tre commissari a Tolone, riuscì ad avere il controllo dell'artiglieria d'assedio, intanto divenne capo di battaglione, il 19 ottobre. A Cartaux successe Doppet e poi il capace generale Jacques François Dugommier, conobbe Andoche Junot che poi farà governatore di Parigi, il 1 dicembre viene nominato dal generale Dugommier aiutante generale. Riuscì a conquistare il fInsurrezione 1975orte dell'Eguillette, chiamato la piccola Gibilterra, e dopo gli altri forti nel dicembre 1793, liberò il porto di Tolone dai monarchici e dalle truppe inglesi che li appoggiavano; fu il suo primo clamoroso e avventuroso successo militare, che gli valse la nomina a generale di brigata il 22 dicembre 1973 e l'attenzione del futuro membro del Direttorio Paul Barras, che lo aiuterà poi nella successiva scalata al potere. La sua amicizia con Augustin Robespierre, fratello di Maximilien, prima lo liberò dagli arresti in casa cui era costretto nel 1794 poi lo fece cadere in disgrazia all'indomani del 9 termidoro e la conseguente fine del Terrore. Venne arrestato con le accuse di spionaggio e poi liberato. Le sue avventure galanti lo portano a sedurre Louise Gauthier, moglie di un deputato e a fidanzarsi, il 21 aprile 1795 con Désirée Clary.
Tuttavia la fortuna gli arrise quando il 13 vendemmiaio (5 ottobre 1795) Barras lo nominò, all'improvviso, comandante della piazza di Parigi, con l'incarico di salvare la Convenzione Nazionale dalla minaccia dei monarchici (realisti). Con l'aiuto di Gioacchino Murat al comando della cavalleria, Napoleone colpì spietatamente i rivoltosi scongiurando un nuovo colpo di Stato. In seguito al brillante successo, Barras lo nominò generale del Corpo d'armata dell'Interno.
Napoleone alla battaglia di Arcole.
Il 9 marzo 1796 Napoleone sposò Giuseppina Tascher de La Pagerie, vedova Beauharnais, già moglie di un ufficiale ghigliottinato dopo la rivoluzione. Dopo soli due giorni partì per l'Italia al comando di 38.000 uomini mal equipaggiati, dando il via ad una operazione militare che, nei piani del Direttorio, doveva essere semplicemente di «diversione», poiché l'attacco all'Austria sarebbe dovuto avvenire lungo due direttrici sul Reno. Iniziava così la prima campagna d'Italia che avrebbe portato alla luce il genio militare e politico di Napoleone il quale, nonostante l'inferiorità numerica e logistica, riuscì a sconfiggere ripetutamente le forze austriache e piemontesi. Questi successi affascinarono anche il grande compositore Ludwig Van BeethovenLa_Bataille_du_Pont_Arcole, che inizialmente dedicò al giovane generale repubblicano la sinfonia n. 3, l'"Eroica", ma successivamente stracciò la dedica, indignato dal fatto che Napoleone si fosse proclamato imperatore.
Numerose le battaglie contro le forze armate austriache e piemontesi a Dego, Millesimo, Cairo Montenotte, Cosseria e a San Michele Mondovì dove vi fu una storica battaglia il 19 aprile 1796 chiamata "Battaglia della Bicocca di San Giacomo" o "Presa di San Michele". Con l'armistizio di Cherasco, Napoleone costrinse Vittorio Amedeo III di Savoia a pesanti concessioni, ratificate con la Pace di Parigi (15 maggio), che assegnava alla Francia sia la Savoia che la contea di Nizza. Il 10 maggio 1796 sbaragliò l'ultima difesa austriaca nella battaglia al Ponte di Lodi e il 14 maggio dello stesso anno entrò a Milano.

Napoleone dirige l'armata d'Italia alla battaglia di Castiglione.
Il 16 maggio, venne insediata a Milano l'Amministrazione Generale della Lombardia, entità politico-militare della quale facevano parte sia francesi (provenienti dalle file dell'Armata d'Italia) sia esponenti illuministi filo-francesi del capoluogo lombardo, come Pietro e Alessandro Verri, Gian Galeazzo Serbelloni e Francesco Melzi d'Eril.
Costretto il Piemonte alla resa ed occupata Milano, Napoleone ricevette dal Direttorio i pieni poteri sull'Armata d'Italia e si preparò al compito più arduo: sconfiggere l'esercito austriaco. Dopo una serie di scontri parziali, le forze armate francesi e austriache si fronteggiarono, il 5 agosto, nella Battaglia di Castiglione. Fu, quella di Castiglione delle Stiviere, la prima grande battaglia direttamente condotta da Napoleone, il quale dimostrò il suo genio tattico ribaltando a proprio favore una situazione che pareva compromessa e conquistando la prima importante vittoria della sua carriera militare. Sebbene non definitiva, la sconfitta fu pesante per l'esercito austriaco che, riorganizzato e rinforzato da nuovi reparti, venne in seguito battuto a Bassano, Arcole e, infine, a Rivoli, prima battaglia d'annientamento della carriera di Napoleone.

Nell'ottobre del 1796, si costituì la Legione Lombarda, prima forza armata composta da italiani ad adottare quale bandiera di guerra il Tricolore (verde, bianco e rosso). Contemporaneamente le ex-legazioni pontificie si costituirono in Repubblica Cispadana e adottarono (7 gennaio 1797) il tricolore quale bandiera nazionale. Il 29 giugno 1797 venne proclamata la Repubblica Cisalpina con capitale Milano; la stessa il successivo 9 luglio incorporò la Repubblica Transpadana. Con il diretto intento di danneggiare il pontefice fu proclamata il 19 novembre 1797 la Repubblica Anconitana con capitale Ancona che fu poi unita alla Repubblica Romana: il tutto ebbe però breve durata, poiché nel 1800 lo Stato Pontificio fu ripristinato.

Le forze austriache, comandate dall'arciduca Carlo d'Austria, intimorite dalla rapida marcia di Napoleone verso Vienna, dovettero accettare una tregua, che si concretizzò nel trattato di Campoformio, il 17 ottobre 1797. Oltre all'indipendenza delle nuove repubbliche formatesi, la Francia acquisiva i Paesi Bassi e la riva sinistratelegrafo ottico di Chappe del Reno, gli austriaci inglobavano i territori della Repubblica di Venezia. Terminava così, con una secca sconfitta dell'Austria, la campagna d'Italia.
Nel corso della campagna d'Italia, Napoleone manifestò la sua brillante capacità strategica, in grado di assimilare le teorie innovative dei pensatori militari francesi e applicarle magistralmente sul campo. Ufficiale di artiglieria per formazione, utilizzò i mezzi d'artiglieria in modo innovativo come supporto mobile agli attacchi della fanteria. Dipinti contemporanei del suo Quartier generale mostrano che in queste battaglie utilizzò, primo al mondo in un teatro di guerra, un sistema di telecomunicazioni basato su linee di segnalazione realizzate col telegrafo ottico di Chappe, appena perfezionato nel 1792.
La campagna d'Egitto e di Siria
Nel 1798 il Direttorio, preoccupato per l'eccessiva popolarità e per il notevole prestigio di Bonaparte, gli affidò l'incarico di occupare l'Egitto per contrastare l'accesso inglese all'India e quindi per danneggiarla economicamente. Un indizio della devozione di Napoleone ai principi dell'Illuminismo fu la sua decisione di affiancare gli studiosi alla sua spedizione: la spedizione d'Egitto ebbe il merito di far riscoprire, dopo centinaia di anni, la grandezza di quella terra, e fu proprio l'opera di Napoleone a far nascere la moderna egittologia, soprattutto grazie alla scoperta della Stele di Rosetta da parte dei soldati al seguito della spedizione. Napoleone aveva da anni accarezzato l'idea di una campagna in oriente, sognando di seguire le orme di Alessandro Magno.
La spedizione iniziò il 19 maggio, quando Napoleone salpò da Tolone a capo di oltre 60 navi da guerra, 280 navi da trasporto, 16.000 marinai e 38.000 soldati.
Dopo un'importante vittoria nella battaglia delle Piramidi, Napoleone schiacciò i mamelucchi di Murad Bey ed entrando al Cairo divenne padrone dell'Egitto. Pochi giorni dopo, il 1º agosto 1798, la flotta di Napoleone in Egitto fu completamente distrutta dall'ammiraglio Orazio Nelson, nella baia di Abukir, cosicché Napoleone rimase bloccato a terra. Dopo una ricognizione sul Mar Rosso, decise di recarsi in Siria, col pretesto di inseguire il governatore di Acri Aḥmad al-Jazzār Pascià che aveva tentato di attaccarlo. Giunto però il 19 marzo 1799 dinanzi a San Giovanni d'Acri, l'antica fortezza dei crociati in Terra Santa, Napoleone perse più di due mesi in un inutile assedio e la campagna di Siria si concluse con un fallimento.
Ritornato ad Il Cairo, Napoleone sconfisse il 25 luglio 1799 un esercito di oltre diecimila ottomani guidati da Mustafa Pascià ad Abukir, proprio dove l'anno prima era stato privato di tutta la sua flotta. Preoccupato tuttavia delle terribili notizie che giungevano dalla Francia (l'esercito in ripiegamento su tutti i fronti, il Direttorio ormai privo di potere) e consapevole che la campagna d'Egitto non aveva conseguito i fini sperati, Napoleone, lasciato il comando al generale Kléber, s'imbarcò in gran segreto il 22 agosto sulla fregata Muiron (preda bellica ex veneziana) alla volta della Francia.
Il 18 brumaio e il Consolato
Il 9 ottobre 1799 Bonaparte sbarcò a Fréjus e la sua corsa verso Parigi fu accompagnata dall'entusiasmo dell'intera Francia, certa che il generale fosse tornato in patria per assumere il controllo della situazione ormai ingestibile e, in effetti, era questa la sua intenzione. Giunto a Parigi, egli riunì i cospiratori decisi a rovesciare il Direttorio. Dalla sua si schierarono il fratello maggiore Giuseppe e soprattutto il fratello Luciano, allora presidente del Consiglio dei Cinquecento, che con il Consiglio degli Anziani costituiva il potere legislativo della repubblica. Dalla sua Napoleone riuscì ad avere il membro del Direttorio Roger Ducos e soprattutto Emmanuel Joseph Sieyès, il celebre autore dell'opuscolo "Che cosa è il Terzo Stato?" e ideologo di punta della borghesia rivoluzionaria. Inoltre, dalla sua si schierò l'astutissimo ministro degli esteri Talleyrand e il ministro della polizia Joseph Fouché.

Paul Barras, il membro più influente del Direttorio dopo Sieyès, conscio delle capacità di Napoleone, accettò di farsi da parte. Fatta trapelare la falsa notizia di un complotto realista per rovesciare la repubblica, Napoleone riuscì a far votare al Consiglio degli Anziani e al Consiglio dei Cinquecento una risoluzione che trasferisse le due Camere il 18 brumaio (9 novembre) fuori Parigi, a Saint-Cloud; Napoleone fu nominato comandante in capo di tutte le forze armate. Ciò fu fatto per evitare che durante il colpo di Stato qualche deputato potesse sollevare i cittadini parigini per difendere la Repubblica dal tentativo di Napoleone. L'intenzione di Napoleone era quella di portare le due Camere a votare autonomamente il loro scioglimento e la cessione dei poteri nelle sue mani. Non fu così: il Consiglio degli Anziani rimase freddo al discorso pasticciato di Napoleone per far pressione su di esso, mentre quando Napoleone entrò nella sala del Consiglio dei Cinquecento i deputati gli si lanciarono contro chiedendo di votare per rendere Bonaparte fuorilegge (cosa che voleva significare l'arresto e la ghigliottina). Nel momento in cui sembrava che il colpo di Stato fosse prossimo alla catastrofe, a soccorrere Napoleone giunse il fratello Luciano, che nelle vesti di presidente dei Cinquecento uscì dalla sala e arringò le truppe schierate all'esterno, ordinando che disperdessero i deputati contrari al fratello. Memorabile il momento in cui puntò la sua spada al collo di Napoleone e dichiarò: «Non esiterei un attimo a uccidere mio fratello se sapessi che costui stesse attentando alla libertà della Francia». Le truppe, in gran parte veterani delle campagne di Napoleone, al comando del cognato di quest'ultimo, il generale Victor Emanuel Leclerc e del futuro cognato Gioacchino Murat, entrarono con le baionette innestate e dispersero i deputati. In serata, le Camere venivano sciolte e fu votato il decreto che assegnava i pieni poteri a tre consoli: Roger Ducos, Sieyès e Napoleone.

Il consolato

Cinto dal prestigio di una pace vittoriosa, Napoleone si accinse allora a rafforzare il proprio potere all'interno della Francia. Già sicuro dell'appoggio dell'Esercito, della Polizia e della Burocrazia, egli si adoperava a legare tutti gli ambienti conservatori, dal Clero Cattolico ai nuovi proprietari terrieri facendo loro dimenticare ogni nostalgia legittimista.

Nel campo Religioso, liquidò la politica Ecclesiastica della Rivoluzione con un concordato con la Santa Sede (1801), che riconosceva il Cattolicesimo come la Religione della maggioranza dei Francesi, sconfessava il Clero Costituzionale e ribadiva, contro i principí Giansenisti la dipendenza dal Papa del Clero Francese.

Napoleone Console

In cambio, il Papa Pio VII (1800-1823) iniziava a rivendicare i beni Ecclesiastici incamerati dalla Rivoluzione rassicurando i nuovi proprietari ed accettava che i Vescovi ed i Parroci fossero nominato dallo Stato come al tempo dell'Ancien Régime, mediante la 'presentazione' di candidati da parte del Governo. Il  Bonaparte si affrettava a ribadire la dipendenza del Clero dal Governo mediante i famosi Articoli Organici per cui gli Ecclesiastici venivano assoggettati ad un rigoroso controllo Statale.

Durante il consolato Napoleone realizzò una profonda riforma amministrativa dello stato, attraverso la creazione di una burocrazia di funzionari fedeli, provenienti da un nuovo tipo di scuola superiore, i Licei. Una delle più importanti riforme realizzate da Napoleone in questo periodo fu l'approvazione del codice civile (1804) che riordinava le leggi secondo i principi della Costituzione. Infatti questo codice riconosceva l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, i diritti civili (di stampa, di coscienza, di lavoro) e il diritto alla proprietà.
Furono mantenute le conquiste fondamentali della Rivoluzione cioè l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, l'abolizione della servitù feudale, del maggiorascato e di ogni altro impedimento alla libera circolazione della proprietà od all'iniziativa economica, pur con talune concessioni in senso conservatore, come il ristabilimento della schiavitù dei negri.

Nel codice napoleonico erano presenti anche altri aspetti negativi, legati al carattere autoritario del regime napoleonico, quali il divieto di organizzazione sindacale da parte dei lavoratori e il principio di autorità del marito sulla moglie all'interno della famiglia.

In Campo Fiscale Napoleone mirò a favorire i ceti abbienti per guadagnarsene l'appoggio alleviando le imposte dirette che la Rivoluzione aveva fatto gravare sul carico fiscale dei ricchi ed aumentando invece le imposte indirette gravanti sul popolo come al tempo della Monarchia Assoluta.

Anche la sua politica doganale si orientò daccapo verso il protezionismo dell'Ancien Régime, onde accontentare gli industriali Francesi. Napoleone riuscì a garantire allo Stato introiti regolari che assicuravano la stabilità del bilancio.

Per dimostrare la sua volontà di pacificazione, Bonaparte permise a tutti coloro che erano emigrati o erano stati allontanati dalla Francia di ritornare in patria, purché giurassero fedeltà al nuovo governo.

Nel campo scolastico fu abbandonata la Politica Democratica della Rivoluzione imperniata sulla Scuola Elementare gratuita e obbligatoria. Mentre lo Stato abbandonava la Scuola Elementare al Clero ed ai Comuni concentrava le proprie cure sulle scuole destinate ai figli della Borghesia le quali potevano fornire al Governo il personale Burocratico necessario cioè sui licei e sulle Università. Studenti ed insegnanti erano sottoposti ad un rigoroso controllo del Ministero degli Interni.

Dal consolato all'impero 

Benché amasse presentarsi come il restauratore dell'ordine, Napoleone, fu tuttavia il primo a sconvolgere l'ordine da lui steso creato, con la sua insaziabile ambizione.

La Costituzione dell'Anno VIII fu violata, per consentirgli di farsi Primo Console a vita.

Sanzionato ciò da un plebiscito organizzato dalla Polizia del Fouchè, si procedette ad un ennesimo rimaneggiamento della Costituzione (Costituzione dell'Anno X).

Era chiaro ormai che il Corso mirava ad abbattere le istituzioni Repubblicane e trasformarsi in Monarca della Francia. Ciò irritava i Partigiani dei Borboni che si erano illusi sulle intenzioni di Napoleone credendo che volesse restaurare l'Antica Dinastia. Ma irritava altresì i Repubblicani quali il Moreau ed il Carnot. La Polizia del Fouchè tuttavia asserì di avere scoperto una congiura realista in cui riuscì a coinvolgere anche il Moreau. Le truppe Francesi violarono il territorio del Baden e vi arrestarono un pronipote del Condè, il Duca di Enghien che venne fucilato sotto l'accusa, forse infondata, di trama contro il Primo Console. Sfruttando allora la paura che queste trame avevano sparso nella Borghesia Repubblicana, Napoleone dichiarò che per salvare il Regime delle mani dei Cospiratori occorreva rinforzalo. E nel Maggio 1804 il Senato affidava il Governo della Repubblica ad un Imperatore dei Francesi, ereditario, nella persona del Bonaparte che si intitolava Napoleone I. Uno dei soliti plebisciti popolari sanzionava il fatto compiuto e lo stesso Pontefice Pio VII si recava a Parigi ad incoronare solennemente l'Imperatore in Notrèdame.

Con il passaggio dal consolato alla monarchia ereditaria la Francia perse ogni parvenza di repubblica e di democrazia. Le assemblee legislative e i ministri divennero dei semplici strumenti delle decisioni personali di Napoleone, regioni e dipartimenti della Francia furono privati di ogni autonomia amministrativa.
Anche le libertà civili conquistate con la rivoluzione subirono una drastica riduzione e la polizia divenne un oppressivo strumento di controllo della vita pubblica e privata dei cittadini.

Per certi aspetti la Francia durante l'età imperiale di Napoleone era molto simile a quella dell'ancien régime: dalla repubblica si era passati a una monarchia di tipo assolutistico; la famiglia Bonaparte aveva allacciato alleanze con i sovrani europei per mezzo di una politica di matrimoni, allo scopo di rafforzare la dinastia. Napoleone, inoltre, aveva richiamato in patria numerosi aristocratici che avevano lasciato la Francia in seguitoNapoleone imperatore alla rivoluzione ai quali vennero restituite le proprietà confiscate.
Tuttavia per altri aspetti fondamentali la società francese dell'epoca napoleonica si presentava ormai molto diversa da quella dell'ancien régime. Infatti la classe aristocratica che Napoleone aveva ricostituito non si basava più, come quella settecentesca, sui privilegi fiscali, ma apparteneva in gran parte a una nuova borghesia che aveva rafforzato il suo potere economico durante la rivoluzione.

La superiorità degli eserciti napoleonici
La "grande armata" che portò Napoleone a conseguire strepitose vittorie militari e a costruire un impero europeo, presentava molte caratteristiche dell'esercito nazionale nato in Francia durante la rivoluzione; era infatti un esercito basato sulla coscrizione obbligatoria, con migliaia di soldati in armi, pronti a combattere per la patria.
Potendo disporre di un numero così elevato di soldati, Napoleone divideva le truppe in molteplici schieramenti, che nelle battaglie attaccavano in modo rapido su diversi fronti, creando disorientamento tra il nemico.
Per provocare ancora più scompiglio, i soldati francesi usavano una tattica adottata durante i primi anni della guerra rivoluzionaria: attaccavano di corsa e in massa, provocando una furiosa mischia di corpo a corpo. Gli eserciti napoleonici erano veloci anche negli spostamenti da una zona all'altra.
Anche l'artiglieria francese, molto mobile ed efficace, giocava un ruolo fondamentale nel creare scompiglio nelle file avversarie con un continuo e violento fuoco di sbarramento che precedeva l'assalto dei soldati.
All'interno dell'esercito napoleonico avevano un ruolo di primo piano gli ufficiali, molto legati al loro capo; erano scelti tra gli esponenti di tutte le classi sociali e sulla base delle loro effettive capacità, e gratificati con ricchi stipendi e con prestigio sociale.
Infine, non dobbiamo ignorare le eccezionali qualità militari e strategiche di Napoleone e la sua capacità di suscitare entusiasmo e cieca fedeltà tra i soldati e gli ufficiali.

L'Impero napoleonico

La guerra, anche se combattuta al di fuori delle frontiere nazionali, comportava - oltre che gloria militare - feriti, morti, campagne devastate e città in rovina.

Affinchè il resto del Continente rispettasse la Francia bisognava sconfiggere e sottomettere le Grandi Monarchie Assolute, ed isolare l'Inghilterra, che grazie al dominio dei mari - consolidato dalla vittoria dell'Ammiraglio Nelson sulla flotta Franco Spagnola a Trafalgar nel 1805 - impediva l'esportazione dei prodotti Francesi.

Dapprima, con le folgoranti vittorie di Austerlitz (1805), Jena (1806) e Wagram (1809) sembrò che i piani di Napoleone si realizzassero. Ma l'intenso sforzo militare causava al Paese seri danni economici e forti perdite umane, calcolate in più di mezzo milione di morti.

Nel 1812, dopo aver sconfitto ripetutamente le coalizioni nemiche, Napoleone era giunto al culmine della sua potenza perché dominava su gran parte dell'Europa continentale, dalla Spagna alla Polonia, dall'Italia alla Germania.
Alcuni territori conquistati dagli eserciti francesi erano entrati a far parte dei nuovi confini dell'Impero francese, come il Belgio, l'Olanda, il Piemonte, la Toscana. Altri stati europei erano diventati regni famigliari, perché Napoleone aveva messo sul trono suoi parenti: i fratelli Giuseppe e Girolamo erano diventati re di Spagna e di Westfalia, il cognato Gioacchino Murat re di Napoli. Quanto al Regno d'Italia, costituito nel 1805 con i territori della Repubblica cisalpina e della Repubblica di Venezia, la corona era stata assunta dallo stesso Napoleone che aveva nominato come viceré suo figlio adottivo Eugenio Beauharnais.

L'Impero germanico era stato dichiarato decaduto nel 1806 e al suo posto era stata costituita la Confederazione del Reno, posta sotto il protettorato della Francia; una posizione simile aveva il Granducato di Varsavia, costituito nel 1807. Europa 1807
Vi erano poi alcuni regni europei sotto l'influenza della Francia o ad essa alleati, come i Regni di Danimarca e Norvegia.

Austria e Prussia, che erano state due delle maggiori avversarie di Napoleone nelle coalizioni antifrancesi, avevano perduto ampi territori nazionali e di fatto erano diventate succubi della politica napoleonica. L'alleanza tra Francia e Austria era stata suggellata dal matrimonio tra l'imperatore francese e Maria Luisa d'Asburgo, figlia dell'imperatore austriaco.
Anche la Russia aveva stretto un accordo con Napoleone, in base al quale l'Europa era stata di fatto divisa in due zone d'influenza, una orientale russa e una occidentale francese.

L'Inghilterra e la lotta per il controllo dei mari
L'unico stato che continuava a essere nemico di Napoleone e immune dalla sua influenza politica era il regno britannico.
Dopo la spedizione d'Egitto, Napoleone aveva progettato altri interventi militari contro le colonie inglesi (India, Caraibi) e addirittura un piano d'invasione della Gran Bretagna.
Poi nel 1806, di fronte all'offensiva della flotta inglese e alla vittoria di Trafalgar, aveva proclamato il blocco continentale, cioè il blocco di qualsiasi commercio tra l'Europa continentale e l'Inghilterra, con l'obiettivo di soffocare l'economia inglese. Ma ben presto il blocco si rivelò irrealizzabile perché avrebbe comportato un controllo navale di tutte le coste e di tutti i porti europei; inoltre il blocco aveva fatto aumentare il contrabbando tra l'Inghilterra e alcuni porti non controllati dai Francesi, come quelli del Portogallo. D'altra parte i commerci dell'Inghilterra con l'Europa costituivano solo un terzo del suo traffico commerciale globale.
Alla lunga invece, il blocco continentale danneggiò i paesi europei sottomessi alla Francia, perché ridusse i commerci e provocò un aumento dei prezzi; crebbe così il malcontento delle popolazioni europee già duramente provate dalle guerre.

L'Impero verso la crisi: la guerra di Spagna...
Per cercare di bloccare il traffico di merci che all'Inghilterra giungevano soprattutto attraverso il Portogallo, Napoleone decise di intervenire nella regione iberica: nel 1807 con la rapida guerra di Spagna Napoleone fece occupare il Portogallo e l'anno seguente destituì il re di Spagna Carlo IV per porre al suo posto suo fratello Giuseppe. Ma gli Spagnoli si ribellarono ai Francesi, appoggiati dalle truppe inglesi che erano sbarcate in territorio iberico. Dopo le prime sconfitte Napoleone decise di intervenire personalmente e occupò Madrid; ma ben presto fu costretto ad abbandonare la Spagna per affrontare una nuova coalizione costituitasi tra le potenze europee; così la guerriglia spagnola antifrancese riprese con più vigore.
. ... e la campagna di Russia
Intanto nuove difficoltà si profilavano per Napoleone a oriente. Infatti lo zar di Russia Alessandro I aveva deciso di riprendere i commerci con l'Inghilterra e aveva indebolito la sua alleanza con la Francia.
La risposta di Napoleone fu la mobilitazione di una "grande armata", quasi 700 mila uomini che nel giugno del 1812 iniziarono ad avanzare in territorio russo. Le truppe francesi ottennero alcune vittorie sui Russi e giunsero fino a Mosca. Ma Napoleone non aveva fatto i conti con il terribile inverno russo e aveva sottovalutato la tattica del generale russo Kutuzov, che aveva ordinato di fare "terra bruciata", cioè di distruggere tutti i depositi alimentari.

Privo di rifornimenti e con l'inverno ormai alle porte, Napoleone decise la ritirata di Russia, che si trasformò in una tremenda catastrofe per l'armata decimata dal freddo, dalle malattie e dagli attacchi dei Russi. La Campagna di Russia indebolì gravemente l'Imperatore. Neve, fame e malattie decimarono le sue truppe. La ritirata da Mosca - iniziata il 19 ottobre 1812 - costituì uno degli episodi più tragici della Storia Moderna: dei 650.000 soldati che si erano messi in marcia, ne sopravvissero solo 100.000.
Abbandonati i resti dell'armata di Russia, Napoleone si precipitò a Parigi per prepararsi a fronteggiare una nuova coalizione formata da tutte le potenze antifrancesi. In una prima fase Napoleone riuscì a ottenere alcune vittorie, ma a Lipsia, nella cosiddetta "battaglia delle nazioni" (16-19 ottobre 1813) per l'enorme quantità di soldati di diverse nazionalità che vi furono impegnati, gli eserciti della coalizione inflissero una terribile sconfitta alle truppe francesi.
Mentre il sistema dei regni vassalli dell'Impero si disgregava, gli eserciti alleati penetravano in Francia, fino a Parigi.
Il 6 aprile 1814 Napoleone fu costretto ad abdicare in favore di Luigi XVIII e a trasferirsi all'isola d'Elba, concessagli come principato personale.
Appena un anno dopo, Napoleone, spinto dal desiderio di rivincita e incoraggiato dal malcontento suscitato in Francia dalla politica del nuovo re, nonché dai contrasti tra le potenze vincitrici, volle giocare l'ultima carta. Fuggito dall'isola d'Elba, sbarcò sul suolo francese dove riuscì a raccogliere un nuovo esercito di soldati a lui fedeli, anche con la promessa di ricostituire una repubblica di tipo democratico.

Napoleone riuscì a mantenersi a capo della Nazione per 100 Giorni; poi la sconfitta subita a Waterloo il 18/06/1815 contro le truppe Inglesi e Prussiane guidate dal Generale Britannico Wellington, troncò definitivamente la sua carriera. Ancora una volta rinunciò al Trono, il 22 Giugno, e salpò per l'esilio nell'Isoletta Oceanica di Sant'Elena, dove morì (forse avvelenato) il 5 Maggio 1821.

Congresso di Vienna

Le 4 Potenze che avevano sconfitto Napoleone (Inghilterra, Prussia, Russia, Austria) più la Nuova Francia di Luigi XVIII tentarono di accordarsi e ricondurre l'equilibrio delle Forze in Europa nell'alveo dei princìpi di legittimità. Congresso di ViennaI vari Regni dovevano tornare alle antiche Dinastie conservando i loro Domini storici. Le idee della Rivoluzione andavano radicalmente estirpate per sempre; quello che era successo in Francia sarebbe stato solo una triste testimonianza degli eccessi a cui le masse popolari possano spingersi se non più guidate dai sacri principi della tradizione e dal rispetto dei propri Sovrani, come era avvenuto sotto l'Ancien Régime.

Riunitisi a Vienna, i plenipotenziari dei vincitori imposero la Restaurazione delle forme tradizionali della vita politica e sociale, condannando le idee dell'Illuminismo come frutto perverso della Massoneria. Anima del congresso che si tenne fra il Settembre 1814 ed il Giugno 1815 fu l'abilissimo Cancelliere Austriaco Metternich, colui che in pratica elaborò tutte le clausole della nuova realtà politica sintetizzandole in 121 Articoli.

Va sottolineato il ruolo degli altri due protagonisti: Castlereagh, Ministro degli Esteri Britannico, il quale desiderava accattivarsi la Francia e limitare l'influenza Russa, e lo Zar Alessandro I di Russia, il cui esercito aveva partecipato attivamente alla sconfitta di Napoleone. Salito al Trono dopo la scomparsa del padre Paolo I, strangolato nel 1801 da una congiura di Palazzo, Alessandro era convinto che Dio lo avesse destinato a salvare il Mondo e che la pace avrebbe dovuto fondarsi sui principi del Cristianesimo.

Al Congresso di Vienna si radunarono più di 200 Diplomatici inviati dalle Nazioni Europee, dai Principati Italiani, dalle Libere Città Tedesche, dai Cavalieri Teutonici, dai Cavalieri di Malta e da tante altre associazioni che ambivano, facendo valere i loro diritti storici, ad avere un ruolo nell'assetto internazionale che si andava forgiando.

I Palazzi Aristocratici organizzavano per loro fastosi ricevimenti e lo stesso Ludwig van Beethoven, con la prima dell'Opera Fidelio, mise la sua musica al servizio del Nuovo Ordine. Al di là di queste frivolezze le sessioni plenarie del Congresso finirono per ri-plasmare la mappa dell'Europa. Una serie di Comitati affrontarono problemi come la navigazione dei grandi fiumi o il commercio degli schiavi e le Deliberazioni di Vienna avrebbero condizionato la politica Continentale per parecchi anni.

Eccole in sintesi:

Esistono diverse versioni sulla data di 'conclusione' di un fenomeno politico e sociale come è stato quello della Rivoluzione Francese: in questa relazione è stato scelto come punto ultimo il Congresso di Vienna che, probabilmente, segna la fine (momentanea) del sogno della Rivoluzione.

Dopo questo Congresso infatti, nel Panorama Francese come in quello Europeo, rientrarono al potere le Antiche Dinastie (il ritorno dell'Ancien Régime) che cercarono di "far passare" il Periodo Rivoluzionario come un periodo di collettiva pazzia, da dimenticare al più presto e da aborrire totalmente. Ma, le idee Rivoluzionarie erano state lanciate e finalmente avevano trovato sbocco in manifestazioni che avevano provato la forza di uno Stato unito contro i propri Governanti. Dopo la Presa della Bastiglia, tutte le anime Rivoluzionarie avevano avuto un modello a cui ispirarsi; e se prima tutti consideravano le cause di una Rivoluzione come perse in partenza, ora avevano la prova che in realtà non era proprio così, che qualche Rivoluzione poteva davvero attuarsi e non era una sola utopia irraggiungibile.

Inoltre la rivoluzione francese e l'epoca napoleonica avevano prodotto in Francia e in Europa cambiamenti politici, sociali e culturali assai profondi che i sovrani europei non riusciranno a cancellare e che costituiranno le basi di partenza della storia del XIX secolo.
Soprattutto in Francia, ma anche in altre regioni europee conquistate da Napoleone, si era verificata una drastica riduzione delle proprietà terriere della Chiesa e della nobiltà; a trarne i maggiori vantaggi era stata la classe borghese che, anche in seguito alla diffusione delle attività industriali dall'Inghilterra all'Europa, diventerà la protagonista della storia europea dell'Ottocento. Le truppe napoleoniche, che erano giunte quasi in ogni angolo del continente, avevano sì portato guerre e distruzioni, ma anche alcune conquiste fondamentali della rivoluzione, come il codice civile, con i suoi princìpi di libertà, e il riconoscimento dei fondamentali diritti civili.
Un altro principio scaturito dalla rivoluzione francese e diffuso in Europa anche grazie a Napoleone era il sentimento di nazione. Il concetto di nazione indica un insieme di genti unite dalla lingua, da un territorio e da tradizioni comuni.
Napoleone in principio aveva favorito il risveglio dello spirito di nazionalità presso i popoli oppressi dall'assolutismo. Poi, con la salita al trono imperiale, egli aveva tradito quei princìpi; ma proprio la sua politica di soffocamento delle libertà nazionali diede nuovo alimento al sentimento nazionale dei popoli, al loro desiderio di libertà e indipendenza, come sarebbe accaduto in Spagna, in Italia e in Russia.