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5 agosto 1796 - battaglia di Castiglione delle Stiviere


La battaglia di Castiglione (5 agosto 1796) mostra lo svolgersi dell’azione nel primo periodo della carriera di Napoleone e dimostra che il sistema era già chiaro nella sua mente a 26 anni.
Nel descrivere al Direttorio la battaglia di Castiglione, la parte più importante del dispaccio del generale Bonaparte si apriva con le seguenti parole: “All’alba del 5 agosto ci trovammo a contatto con il nemico; tuttavia sino alle sei del mattino non avvenne nulla. Ordinai quindi a tutto l’esercito di retrocedere onde attirare il nemico dietro di noi e così far trascorrere il tempo necessario alla divisione di Sérurier (che attendevo da un momento all’altro) di giungere da Marcaria e indi aggirare la sinistra di Würmser. Questa manovra ottenne infine parte dell’effetto desiderato”. Con queste tre frasi Napoleone Bonaparte diede un succinto resoconto della battaglia di Castiglione e allo stesso tempo rivelò il segreto del suo sistema in embrione di “battaglia strategica”.
Alla fine di luglio del 1796 l’Armata d’Italia lottava per impedire il congiungimento tra le due parti dell’esercito austriaco e nello stesso tempo il soccorso alla guarnigione austriaca assediata nella munita fortezza di Mantova. Un’ala, guidata da Quasdanovich, era discesa lungo la riva occidentale del lago di Garda; la seconda, comandata dal generale Würmser, comandante in capo, si era avvicinata a Mantova da Trento, scendendo lungo l’Adige fino a Verona. Le forze di cui erano dotati inizialmente questi eserciti erano rispettivamente di 18.000 e 24.000 uomini, escludendo la guarnigione di Mantova (12.700). Inoltre, una formazione minore di 5.000 uomini, al comando di Meszaros, scendeva lungo la vallata del Brenta. A quell’epoca Bonaparte disponeva di circa 46.000 uomini, ma con tali truppe egli doveva controllare tutta la Pianura Padana e continuare l’assedio di Mantova, nonché prendere delle precauzioni per far fronte e sventare qualsiasi tentativo austriaco di liberare la città e la fortezza, tentativo che avrebbe potuto compiersi contemporaneamente da diverse direzioni. All’inizio, gli eventi presero una piega negativa per i francesi. Würmser spinse Massena fuori da Verona e si diresse attraverso la campagna in direzione di Mantova, mentre Quasdanovich respinse vicino a Salò le deboli forze dei generali Sauret e Guieu. Sembrò che gli austriaci dovessero riuscire sia a riunirsi a sud del lago di Garda che a liberare Mantova. Per un po’ il generale Bonaparte non seppe quale avversario affrontare per primo, ma alla fine egli prese la difficile decisione ed ordinò a Sérurier di abbandonare l’assedio di Mantova e dirigersi verso occidente, a Marcaria sul fiume Chiese, dove sarebbe stato in grado di proteggere le comunicazioni dell’esercito che si snodavano attraverso Milano fino a Nizza ed allo stesso tempo essere a distanza di marcia dall’area di battaglia del lago di Garda. Contemporaneamente, Massena ed Augereau venivano richiamati ad ovest del Mincio per costituire un forte gruppo di forze. Questi movimenti furono ordinati il 31 luglio e così cominciò il concentramento generale dei francesi.
Poiché Würmser insisteva nel marciare diritto verso Mantova per mettersi in contatto con il governatore, fu Quasdanovich che ricevette la maggior parte delle attenzioni iniziali di Bonaparte e nei giorni 2 e 3 agosto si ebbe una serie di scontri intorno a Lonato e Castiglione. Il primo, soprattutto per iniziativa di Massena, contro Quasdanovich; l’ultimo, contro l’avanguardia di Würmser, fu combattuto dalla divisione di Augereau aiutato da Kilmaine. Al cader della notte del giorno 3 Quasdanovich era stato duramente respinto e Würmser per il momento fermato. A saldo controllo della posizione centrale tra le due forze austriache (quantunque al culmine della doppia battaglia esse fossero separate da sole cinque miglia) stava l’implacabile Armata d’Italia. Gli austriaci, che già pregustavano gli effetti di una vittoria, rimasero invece a bocca asciutta. La mattina del 4 agosto il generale Bonaparte cominciò a riunire le sue truppe per un attacco contro i 25.000 austriaci di Würmser che occupavano a quel momento una salda posizione sulle alture di Castiglione-Solferino. Dopo aver lasciato il generale Guieu all’inseguimento di Quasdanovich che si ritirava, Bonaparte riunì ogni altro soldato disponibile per questa operazione, richiamando Despinois da Brescia ed inviandolo a raggiungere Massena e Augereau, mentre Marmont e Beaumont comandanti rispettivamente dell’artiglieria e della cavalleria erano inviati nella pianura sottostante Castiglione. Nello stesso tempo veniva ordinato a Sérurier (che si trovava a Marcaria) di marciare sul villaggio di Guidizzolo alle spalle di Würmser. Con questo concentramento Bonaparte riuscì a spiegare quasi 31.000 uomini (inclusi Sérurier e Despinois). Aveva pertanto raggiunto una superiorità di forze al momento decisivo ma soltanto – si noti – dopo aver abbandonato l’assedio di Mantova.
L’intenzione di Bonaparte era quella di annientare completamente Würmser ed il suo unico timore era che il comandante austriaco potesse riconsiderare la sua posizione e ritirarsi dentro Mantova. Se Würmser agiva in tal modo sarebbe stato praticamente impossibile imporre un nuovo assedio; infatti con 37.000 austriaci ben approvvigionati all’interno della fortezza, l’Armata d’Italia avrebbe dovuto impegnarsi a fondo nel tentativo di mantenere l’assedio, tenere sotto controllo l’Italia del nord ed essere allo stesso tempo un esercito di protezione. Per evitare una simile situazione, vi doveva essere a tutti i costi una battaglia a Castiglione.
Osservando le posizioni austriache, Bonaparte notò che la destra di Würmser aveva preso saldamente posizione sulle alture di Solferino e su di una vicina torre, mentre la sua sinistra si estendeva lungo la dorsale con un distaccamento spostato in avanti ad occupare la collinetta di Medolano, protetta da una batteria pesante. All’istante uno schema si affacciò alla mente del ventiseienne generale, un piano destinato a servire in futuro da prototipo per una dozzina di battaglie più importanti. Per prima cosa egli avrebbe impegnato Würmser frontalmente con un attacco diversivo condotto da Massena contro la destra austriaca e da Augereau contro la sinistra; questa azione sarebbe stata appoggiata al momento opportuno dalla IV e dalla V demi-brigade del generale Despinois (che si stava affrettando da Brescia) e dalla cavalleria del generale Beaumont (che occupava l’estrema destra). Poi, al momento giusto, la divisione di Sérurier (che in effetti era comandata quel giorno dal generale Fiorella essendosi il comandante di divisione ammalato seriamente a Marcaria) si sarebbe concentrata a Guidizzolo, coperta dal 5° dragoni, e sarebbe piombata a tergo del settore sinistro di Würmser, tagliandogli ogni possibilità di ritirata verso Mantova ed allo stesso tempo spargendo paura e scoraggiamento tra le sue file – la classica interpretazione “dell’aggiramento” tattico. Poi sarebbe stato sferrato l’attacco principale. Una forza speciale di 3 battaglioni di granatieri, appoggiata da 18 cannoni al comando del generale Marmont e dalla cavalleria di Beaumont – tutti accuratamente ammassati dietro l’ala destra francese schierata con formazione a scaglioni – sarebbe piombata come un fulmine contro il settore centro-sinistro di Würmser (presumibilmente indebolito dalla necessità di trovare truppe da opporre a Sérurier) e avrebbe fatto breccia nella sua linea. Questo coup de foudre sarebbe stato appoggiato da un rinnovato attacco simultaneo contro tutti i settori frontali della linea austriaca. Sarebbe indi seguito uno spietato inseguimento per assicurare la distruzione di Würmser. Ogni elemento di una grande battaglia napoleonica era pertanto incluso nel piano di Castiglione dell’agosto 1796.
Come succede spesso in guerra, gli avvenimenti non si svolsero del tutto secondo il piano prestabilito, sebbene l’inizio fosse piuttosto brillante. Per assicurarsi il successo del suo attacco iniziale e smuovere gli austriaci dalla loro salda posizione sulle alture, Bonaparte ricorse ad uno dei più vecchi ed allo stesso tempo più pericolosi stratagemmi bellici – una finta ritirata di fronte al nemico. Il fuoco era appena iniziato quando ordinò a Massena ed Augereau di ritirarsi. Questa manovra poteva risultare fatale qualora le truppe non fossero state ben addestrate e pienamente fiduciose nel loro comandante, ma nella maniera in cui si svolse essa produsse esattamente l’effetto desiderato. Stupito da tanta fortuna e credendo di aver già messo i francesi in fuga, Würmser mosse il suo fianco destro in avanti (ruotando sulla sua sinistra) nel tentativo di schiacciare la sinistra di Massena ed in tal modo aprire una strada verso Lonato e la presunta posizione del generale Quasdanovich, dato che il comandante in capo austriaco non aveva ricevuto notizie precise della sconfitta subita da questi a Lonato il giorno 3. Questa manovra poco accorta fu molto gradita da Bonaparte poiché rese ancor più decisivo il probabile effetto che avrebbe provocato l’intervento di Sérurier. Il nemico era completamente intrappolato.
Nel frattempo il generale Fiorella verso le 6 del mattino era arrivato a Guidizzolo con la divisione di Sérurier; Würmser non aveva ancora il minimo sentore della sua presenza, grazie all’efficace manovra di copertura effettuata dal 5° reggimento dei dragoni. “L’apertura del fuoco da parte sua sarebbe stato il segnale di battaglia” scrisse Napoleone a Sant’Elena. “Ci aspettavamo un grande effetto psicologico da questo attacco inaspettato”.
Sfortunatamente per il successo completo del piano di Bonaparte, tre cose andarono un po’ male. In primo luogo Fiorella sferrò il suo attacco con un leggero anticipo e facendo ciò diede al sorpreso Würmser giusto il tempo per riprendersi dallo stupore, fermare la sua avanzata verso Massena e inviare parte dei suoi uomini ad affrontare la nuova minaccia. Secondo, non tutte le riserve austriache erano state coinvolte nella battaglia frontale e le truppe francesi non furono capaci di tenere ferme quelle che avevano impegnato. Pertanto Würmser fu in grado di ritornare sulla sua posizione primitiva lungo le alture che tenne con la sua prima linea di battaglioni e squadroni mentre il resto del suo esercito (la seconda linea) si mosse verso sinistra per formare un nuovo schieramento contro Fiorella, lasciando una parte degli uomini a formare una riserva pronta dietro il settore destro. Terzo, parte delle truppe frontali di Bonaparte, non avendo compreso appieno il suo ruolo, che ora richiedeva un attacco immediato lungo tutto il fronte, esitava ad avanzare fintantoché l’adirato generale Bonaparte galoppò fino alla prima linea per scuotere gli uomini dal loro letargo. Dirigendosi infuriato verso il colonnello Joubert, comandante di una unità riluttante, Bonaparte gridò: “Non vedete che Sérurier ha attaccato non appena giunto? Dovreste già essere impegnati in combattimento; andate con i vostri cacciatori e forzate il centro nemico”. Questi tre errori privarono la battaglia di ogni possibilità di completo successo; causa principale di ciò era stata la mancata tempestività da parte francese. Ma il generale Bonaparte stava ancora imparando il suo mestiere.
Nondimeno questo era il momento di lanciare nella mischia i granatieri della massa d’urto di Verdier, gelosamente tenuti di scorta. Per primo, coperto dalla cavalleria di Beaumont, il colonnello Marmont fece muovere in fretta i suoi diciotto cannoni per aprire il fuoco direttamente contro la posizione fortificata della batteria sul poggio di Medolano che ora formava il “cardine” dei due fronti dell’esercito di Würmser. Così più tardi Marmont descrisse l’episodio nelle sue memorie: “In queste circostanze ebbi una dimostrazione della fiducia che il generale Bonaparte nutriva per me. Io ero soltanto uno chef de bataillon, ma egli pose tutta l’artiglieria ippotrainata sotto il mio comando. Questa consisteva di 5 compagnie per un totale di 18 cannoni, ed era destinata ad un ruolo importante. Il centro e la sinistra dell’esercito nemico si disposero obliquamente nella pianura; le due parti della sua linea erano collegate da un fortino isolato, a breve distanza dal villaggio di Medolano, protetto da artiglieria pesante. Il nemico disponeva di calibri superiori ai miei; potevo solamente impegnarlo portandomi molto in avanti e sebbene il terreno fosse aperto vi era un punto defilato da attraversare per potermi mettere in postazione alla distanza giusta. Il fuoco nemico bersagliava questo passaggio che era piuttosto stretto. Perciò lo attraversai con due cannoni alla volta; dopo aver inviato in testa la compagnia nella quale aveva meno fiducia, spinsi avanti la mia colonna a pieno galoppo; l’unità che era in testa fu debitamente spazzata via, ma il resto della mia artiglieria si spiegò rapidamente e fu pronta a far fuoco a distanza ravvicinata”.
Poi entrò in combattimento la fanteria con le baionette e presto l’intera ala sinistra austriaca vacillò all’indietro confusamente, lasciando il monte Medolano in mano ai francesi. Tuttavia, la breccia fu limitata. Bonaparte ordinò immediatamente a Massena ed Augereau di rinnovare i loro sforzi. Rispondendo al suo appello, la IV e V demi-brigade, arrivate allora al comando dell’aiutante generale Leclerc, si riunirono sulla sinistra di Massena e poi procedettero con il massimo slancio all’attacco del castello di Solferino e delle vicine alture. A un certo momento la cavalleria leggera francese manovrò per soprendere il quartier generale austriaco ed il generale Würmser evitò per un pelo di essere catturato. Fu un generale austriaco alquanto scosso quello che immediatamente dopo ordinò la ritirata generale. Ma bisogna onestamente riconoscere che egli combatté valorosamente, guidando molte cariche di persona, incurante del rischio.
La battaglia fu vinta, anche se non in maniera così decisiva come poteva aver sperato il generale Bonaparte. Würmser, riconoscendo la sconfitta, rimandò indietro i suoi uomini verso Peschiera, abbandonando 20 cannoni, 120 carri di munizioni e 1.000 prigionieri da aggiungere ai 2.000 morti e feriti lasciati sul campo. Tuttavia, gli inseguitori francesi, dopo le marce e contromarce dei giorni precedenti – invero si era corso un notevole rischio a gettarli in ogni modo nella battaglia il giorno 6 – erano così stanchi che non furono capaci di allontanare Würmser dal fiume Mincio. “Fu una sconfitta completa” scrisse Bonaparte “ma le nostre truppe, logorate dalla fatica, poterono protrarre l’inseguimento solo per tre ore.” E così Würmser e la maggior parte del suo esercito sconfitto poterono vedere un nuovo giorno.
Perchè Bonaparte fallì nell’aggiudicarsi la vittoria “totale”? Forse vi furono quattro buone ragioni. La prima fu che egli non era stato capace di aggirare strategicamente gli austriaci prima di dare battaglia. Sebbene la divisione di Sérurier fosse in buona posizione per bloccare la strada per Mantova, le forze disponibili non erano sufficienti a controllare le strade che conducevano verso Brescia, l’Adige e Trento – linea naturale di ritirata di Würmser – o di impedire l’intervento da Peschiera di circa 5.000 uomini che fecero molto per coprire la sua ritirata. Seconda, la stanchezza delle truppe di Massena e Augereau fece sì che l’attacco diversivo non fosse eseguito con il massimo vigore; il risultato fu che quando giunse Fiorella solo la prima linea austriaca era pienamente impegnata nel combattimento e Würmser aveva a sua disposizione la maggior parte della seconda linea. Terza, la massa di rottura non era abbastanza grande per effettuare una reale penetrazione nel fronte austriaco; la presa del monte Medolano esaurì il suo impeto e ciò permise a Würmser di ritirarsi senza molte difficoltà. Per ultimo, l’inseguimento strategico fu debole, principalmente a causa della scarsa ed eterogenea cavalleria francese e del completo esaurimento delle truppe. Nondimeno, nonostante queste critiche, bisogna riconoscere che la battaglia di Castiglione fece fallire il primo tentativo austriaco di liberare Mantova, mantenne inalterato il controllo del generale Bonaparte su tutta l’Italia del nord, portò alla continuazione dell’assedio cruciale e spinse lontano, verso zone più sicure i superstiti dell’esercito di Würmser. Quindi Bonaparte raggiunse quasi tutti i suoi obiettivi di difesa. La cosa più significativa è che lo svolgersi della battaglia dimostra indubbiamente che il piano principale di combattimento di Napoleone era già chiaro nella sua mente nel 1796. Negli anni che seguirono egli forse perfezionò e affinò la sua tecnica – specialmente per quanto riguarda i tempi delle varie fasi – ma tutti gli elementi degli attacchi compiuti con successo ad Austerlitz, Friedland o Bautzen esistevano già e furono applicati nella battaglia di Castiglione.