Sumeri e Accadi

Sumeri (4000-2350)

Epoca sargonide (2350-2150)
Rinascita sumera sotto la III dinastia di Ur (2150-1950, ma secondo la cronologia media: 2112-2004)
Epoca babilonese ((1700-1100; 612-539 a.C.)

I Sumèri

Intorno al 4000 a.C. i Sumeri ("gente dalle teste nere") vivevano sui monti a nord della Mesopotamia (monti Zagros, che appartengono ad Armenia e Iran), nell'altopiano iranico, vicino all'attuale confine con la Turchia. Poi verso il 3500 a.C. questa popolazione sarebbe scesa dai monti per occupare la bassa Mesopotamia, alla confluenza del Tigri e l'Eufrate (odierno Iraq sud-orientale).
Verso la fine del III millennio avvenne la fusione definitiva della popolazione sumerica con quella semitica. Le varie tribù semitiche costituivano a quel tempo la principale massa della popolazione di pastori dell’Asia occidentale; il loro territorio comprendeva la steppa siriana, la Palestina e l’Arabia.
Nel IV-III millennio a.C. queste e altre tribù della zona erano in grandissima maggioranza formate da agricoltori montani stanziali e pastori semi-nomadi che vivevano ancora nelle condizioni sociali della comunità primitiva.

I Sumeri sono i primi a far nascere, in Mesopotamia, la civiltà patriarcale e schiavile, sostituendo progressivamente quella matriarcale ed egualitaria, ancora ferma al neolitico. Che cosa li abbia spinti a lasciare terre fertili per accedere a un luogo arido e paludoso non è dato sapere. Se fossero stati dei mutamenti climatici abbastanza seri, avremmo dovuto avere notizie di altri popoli migranti. Ipotizzare che siano stati cacciati da altre popolazioni schiavistiche ha poco senso, poiché lo schiavismo è sempre accompagnato dalla scrittura e non abbiamo fonti che documentino una cosa del genere. Non resta che pensare a una rottura traumatica con una popolazione arcaica, non-schiavile e quindi priva di scrittura.scrittura sumerica
Ma se è stato così, bisogna presumere che all'interno della tribù sumerica vi fossero già i presupposti della sua evoluzione verso lo schiavismo come sistema sociale di vita. Si può forse presumere che nell'antica comunità di villaggio (cui appartenevano i Sumeri) vennero ad un certo punto emergendo le figure dei guerrieri, che si distinguevano per la loro abilità nella caccia. Una qualche stratificazione sociale doveva esserci già in partenza e non è da escludere che si riflettesse nei rapporti tra uomo e donna. E' vero che fino all'età protodinastica non vi erano sostanziali differenze tra i diritti maschili e quelli femminili, ma è anche vero che subito dopo le differenze a sfavore delle donne si fanno sentire pesantemente, anche se quelle appartenenti a famiglie reali continueranno a svolgere funzioni sacerdotali per molto tempo.
Considerando che qui ci si trova ancora nel periodo del Neolitico, va detto che le armi principali che caratterizzavano questi guerrieri erano l'arco, la lancia e, al massimo, il carro tirato da asini. Diciamo che nel corso del IV millennio conoscevano sicuramente l'uso del rame, della ruota e dell'aratro, nonché dell'argilla e della ceramica e, cosa molto importante, conoscevano l'uso dei sigilli per distinguere la proprietà privata da quella pubblica. Poi, nel corso del III millennio apprenderanno l'uso del bronzo, con il quale potranno creare spade, asce ed elmi, e intorno alla metà del II millennio a.C. dal vicino Egitto arriverà l'uso del cavallo. Per misurarsi nella forza e nell'abilità i guerrieri si servivano di duelli e, per difendersi, del cameratismo maschile.
Si può insomma presumere che in una determinata porzione di territorio (dei monti Zagros), in cui, per un motivo o per un altro, era diventato difficile trovare cibo per tutti, invece di cercare una soluzione di compromesso, che salvaguardasse le fondamenta dell'antica comunità primitiva, una parte della popolazione, che prese poi il nome di Sumeri, scelse la strada di un affronto più radicale e autoritario del proprio problema, un modo di porsi che la costringerà poi a compiere una scelta dolorosa: l'esilio in massa.

Grandi migrazioni di popoli si erano verificate sia sotto il paleolitico che sotto il neolitico, ma non per questo si assiste alla formazione di un sistema economico in cui viene sfruttato il lavoro altrui. Lo schiavismo non poteva essere considerato un sistema di vita facilmente accettato da popolazioni abituate a vivere in libertà. E' pertanto da escludere ch'esso si sia formato come effetto inevitabile della particolare conduzione tecnica e lavorativa delle opere di irrigazione e canalizzazione. Sarebbe come dire che quelle terre aride potevano essere rese fertili solo da una società divisa in classi. I germi della discriminazione sociale i Sumeri se li erano portati con loro sin dal momento in cui avevano deciso di lasciare le montagne dell'Iran e dell'Armenia.
Non furono le particolari condizioni sfavorevoli delle terre paludose a rendere necessaria una organizzazione collettiva del lavoro: questa l'avevano già. Si dovrebbe anzi sostenere il contrario, e cioè che il frutto del lavoro collettivo su quelle terre, non esistendo più una piena democrazia sociale tra i Sumeri, porterà alla nascita di una determinata proprietà privata e alla trasformazione della proprietà pubblica in proprietà statale (prima templare, poi anche palaziale) in cui la maggior parte degli agricoltori liberi ad un certo punto cominciò a svolgere un ruolo da salariato rurale.

I problemi del territorio
I Sumeri erano stati costretti, in qualche modo, a vivere in una zona arida, paludosa, priva di foreste, di pietre, di legname, di minerali, dove le piogge erano e ancora oggi sono a carattere stagionale, con soli due grandi fiumi, il Tigri e l'Eufrate, che, scorrendo molto lentamente, a causa della scarsa pendenza del suolo, straripavano facilmente, producendo, come accadeva col Nilo egiziano, un fango che verrà molto usato nelle costruzioni edilizie e nelle tavolette d'argilla per la scrittura.
Poiché le inondazioni, invernali e primaverili, erano intervallate da lunghi periodi di siccità, durante i quali i due fiumi potevano rimanere in secca, il problema dell'acqua fu sempre una delle maggiori preoccupazioni per il popolo sumerico, e di conseguenza una delle principali cause degli scontri fra le varie comunità e città mesopotamiche.

La trasformazione del territorio
Senza la costruzione di dighe, argini e canali sarebbe stato impossibile sfruttare quei fiumi per costruire una civiltà che nulla avesse a che fare con le antichissime comunità di villaggio. Fu l'agricoltura irrigua, inventata dai Sumeri, che fece diventare fertile quella zona. Il terreno alluvionale della vallata era tenero e friabile, e le sponde erano basse; per questo si potevano costruire anche con attrezzi non perfezionati canali e dighe, serbatoi, argini e sbarramenti. Tutti questi lavori di bonifica esigevano una grande quantità di mano d’opera e quindi l’unione costante di molte comunità. Esigevano anche una perfetta conoscenza della ciclicità delle esondazioni.
L'altro grosso problema da risolvere era la salinizzazione del suolo: bastava l'1% del sale, che saliva in superficie dal sottosuolo, per vanificare la raccolta del cereale allora più diffuso, l'orzo (più resistente del grano ai tassi di salinità). Col tempo gli sbarramenti artificiali che s'impregnavano di sale, rendevano infertile il suolo, costringendo gli agricoltori a emigrare sempre più a nord, dove la salinizzazione era meno forte.
Nei lavori di bonifica e d'irrigazione cominciarono ad essere impiegati strumenti con parti metalliche. Una più intensa utilizzazione del metallo portò a un aumento della produttività, il che, in una situazione sociale egualitaria, non avrebbe avuto effetti sconvolgenti. Viceversa, in una comunità già minata dalla stratificazione sociale, quella maggiore produttività, che comportava la nascita di eccedenze alimentari rispetto al fabbisogno, fu all'origine di uno sfruttamento sistematico e sempre più intensivo degli elementi più deboli presenti in quelle comunità. La tendenza cioè era quella, da parte dei clan più forti, d'impadronirsi delle terre migliori. Col tempo questi clan costituirono un’aristocrazia tribale che si arrogò il diritto di dirigere gli affari tribali.


Il lavoro schiavile
La stratificazione sociale era presente già durante la disgregazione del regime comunitario primitivo, in quanto le tribù sumeriche sfruttavano il lavoro degli schiavi (dapprima di sesso femminile, poi anche maschile), benché in misura molto limitata e a livello domestico. Per gli storici è assodato che se tra i Sumeri è esistita una concezione democratica della politica, essa doveva essere anteriore alla fase protodinastica.
I primi canali di irrigazione vennero scavati dai membri liberi delle comunità, come forma di prestazione obbligatoria; ma nei lavori più duri di scavo e soprattutto nello sviluppo su larga scala del sistema di irrigazione si sfruttavano sempre più gli schiavi, tratti non solo dai debitori insolventi (in questo caso tutta la famiglia veniva schiavizzata), ma anche dai nemici di altre città o comunità sconfitte militarmente e anche da chi aveva recato danno ad altri senza essere in grado di risarcirlo: questo perché occorreva una considerevole quantità di mano d’opera per questo tipo di lavori.
Gli schiavi non vivevano solo nelle campagne ma anche nelle città, in qualità di domestici, concubine, artigiani. Essi non potevano guardare in faccia gli uomini liberi e potevano essere sacrificati agli dèi e ai re morti. Intorno al 2500 a.C. la schiavitù era già così diffusa che ci si poteva permettere il lusso di sotterrare molti corpi sacrificati dei servitori della regina di Ur nella sua tomba. A volte gli schiavisti si preoccupavano dell'istruzione degli schiavi per poterli sfruttare con maggiore efficienza. I figli di un genitore schiavo non necessariamente venivano considerati schiavi e comunque non si negava a nessuno di poter riscattare la propria schiavitù attraverso il denaro.
Il primo riformatore statale che cercò di ridurre i privilegi e gli abusi dei soprintendenti e dei funzionari, impedendo che orfani e vedove finissero nelle mani dei potenti, fu il re Urukagina, della città di Lagash, nel 2275, ma i ceti privilegiati chiesero l'intervento del re di Umma, che lo eliminò immediatamente.
La nascita delle città-stato
La trasformazione di quei territori, la cui unica ricchezza dipendeva da quei due grandi fiumi, e che non erano abitati solo dai Sumeri, era avvenuta in maniera conflittuale sia all'interno delle singole comunità che all'esterno, nei rapporti tra queste comunità.

La cosiddetta "terra di Sumer" era composta da molte comunità, poi divenute città autonome intorno al 3800-3400, perennemente in guerra tra loro per il controllo dei canali, indispensabili per drenare le acque in eccesso e al tempo stesso per distribuirle alle zone più lontane. Nei testi epici che ci sono pervenuti vi è sempre una città che pretende di ottenere tributi da altre. Particolarmente esosi fiscalmente erano i funzionari reali di ogni città.
Le città dominavano i villaggi dei contadini ad esse adiacenti, su un territorio di circa 30 km di diametro. La città di Uruk (la più importante nel IV millennio, con 40-50.000 abitanti) si estendeva per quasi 10 km e aveva oltre 900 torri rettangolari a  intervalli di nove metri, su una superficie urbana complessiva di circa 550 ettari: essendo molto fortificata da mura e fossati (il secondo muro doppiava il primo a una distanza di dieci metri), appariva inespugnabile da parte di qualunque villaggio. La recinzione dei centri urbani con mura fortificate risale almeno al 2700. Quanto più aumentava la superficie delle città, tanto più esse venivano a conflitto per il controllo del territorio e tanto più diminuivano le aree coltivate, in quanto la popolazione dalla campagna tendeva a trasferirsi in città. Ma quanto più diminuivano le terre coltivate tanto più si favoriva l'insediamento delle popolazioni seminomadi, che già nel 2700 costituivano un notevole pericolo.
Al principio del III millennio a.C. nella bassa Mesopotamia si costituiscono le prime città-stato, come progressiva espropriazione dei poteri del villaggio: si comincia ad avvertire la necessità di spazi adeguati per tenere sottomessi gli schiavi e l'80-90% dei contadini liberi delle campagne e per assicurare alla casta privilegiata, sorta dall’aristocrazia tribale, la sua posizione egemonica nella società. La città-stato doveva difendere le nuove forme di proprietà e contribuire a sviluppare ulteriormente i rapporti schiavistici. Gli schiavi appartenevano allo Stato, ovvero alla nobiltà. La parte del territorio irrigata dalle piene dei fiumi non era più considerata proprietà collettiva delle singole comunità, ma proprietà statale.
Le comunità di villaggio non reagiscono in maniera convincente a questa progressiva espropriazione di poteri (a testimonianza che al loro interno vi erano già degli elementi discriminatori) ed anzi si prestano ad offrire a piene mani: militari, tributi e corvées. Se qualcuno si sottraeva a questi doveri, la responsabilità ricadeva sull'intero villaggio ed era facile che qualcuno diventasse schiavo per insolvenza. In ogni caso il processo di spoliazione delle loro terre fu molto lungo: sottrarre la terra alla comunità, finché questa restava salda e unita, era un problema complesso e difficile. I membri liberi della comunità formavano la principale forza produttiva della popolazione su un territorio divenuto favorevole all’agricoltura; in un primo tempo essi costituirono anche il nucleo fondamentale dell’esercito.

Il sistema statale per un certo periodo conservò ancora gli elementi normali della democrazia tribale: continuarono ad esistere le assemblee popolari, le assemblee dei guerrieri e il consiglio degli anziani. Con il graduale sviluppo della struttura sociale schiavistica, con la disgregazione delle comunità e il venir meno dell'importanza dei membri liberi delle comunità, il potere si accentra completamente nelle mani della classe schiavistica. Il monarca offre solo l'illusione di una certa equidistanza tra schiavi e schiavisti. In realtà egli era l'istituto di governo che doveva tutelare la forza sul diritto, o meglio colui che si serviva del diritto come di un'arma per tutelare la forza di singoli clan e ceti sociali privilegiati.città sumerica
Se all'inizio il re (lugal) poteva essere eletto, in caso di pericolo, dall'assemblea dei cittadini liberi, e il governatore della città poteva essere un magistrato ordinario (ensi) con una funzione amministrativa, col tempo questo magistrato assunse poteri sempre più straordinari, persino religiosi, che poteva trasmettere per via dinastica (il suo potere deriva dall'essere il prediletto del Dio Enlil). Solo quando il suo potere fu assoluto, le funzioni religiose vennero delegate esclusivamente alla classe sacerdotale, proprio per permettere ai sacerdoti di svolgere un'altra funzione illusoria, quella di mediare gli interessi della casta schiavile, rappresentata dal monarca, con quelli del popolo. In età neosumerica il sovrano è "signore dell'universo".

E' tuttavia evidente che quanto meno i ceti subordinati riescono a riscattarsi dalla loro condizione, tanto più indeboliscono le capacità difensive delle loro città, offrendo occasioni a città limitrofe e anche a popolazioni tecnologicamente e culturalmente meno avanzate di quella sumera, di poterne approfittare per tentare delle azioni di belligeranza che ad un certo punto avranno effetti devastanti sull'intera civiltà sumerica.

Lo sviluppo delle città-stato
Nelle città-stato (che in genere non superavano i 40-50 mila abitanti) s'erano sviluppati il commercio e l'artigianato, mentre la stragrande maggioranza della popolazione, i contadini, lavorava al di fuori delle mura, insieme agli schiavi catturati in guerra. In città i prodotti venivano scambiati per ottenere soprattutto legname, metalli e pietre dure (quest'ultime indispensabili per le manifatture). I paesi coinvolti in questi traffici erano la Siria, il Libano, l'Egitto, l'Arabia, l'Anatolia, la Persia e l'Afghanistan. Non esisteva solo il baratto ma anche l'uso della moneta di rame e quella d'argento per le transazioni più importanti. I liberi artigiani, anche quando si associano in corporazioni, dipendono sempre o dal tempio o dal palazzo.
Va detto che a livello commerciale non esisteva all'inizio un mercato urbano vero e proprio, in quanto il commercio era prevalentemente estero, gestito o dal tempio o dal palazzo. I mercati appaiono tardi, quando le città si sono molto dilatate. Gran parte dell'attività economica era assorbita da istituzioni statali, che si preoccupavano di raccogliere i beni di consumo e di ridistribuirli. L'economia urbana era autosufficiente solo nel senso che si serviva del contado agricolo limitrofo al cento per cento. Era l'aristocrazia terriera che gestiva privatamente i propri possedimenti.
In ogni città (Eridu, Ur, Larsa, Lagash, Umma, Uruk, Suruppak, Nippur, Kish, Sippar ecc.) il vertice politico era rappresentato da una dinastia locale o dal re, che all'inizio svolgeva funzioni anche sacerdotali; poi (si pensa verso il 2700 a.C,) si specializzò sul piano militare, assegnando le questioni relative al culto religioso ad appositi sacerdoti. Formalmente la regalità veniva considerata come un dono degli dèi, per cui i re erano tenuti ad amministrare un territorio e una popolazione che appartenevano alla divinità. Tuttavia col passare del tempo s'impose una certa "laicizzazione" del potere, come conseguenza dell'idea che il re fosse un uomo come tutti gli altri e che dovesse in qualche modo giustificare le proprie azioni.

Il tempio ("Ziggurat") era il centro di ogni attività, religiosa, economica, sociale. Costruito con dimensioni grandiose e monumentali, aveva forma di torre a gradinate, con un proprio recinto di mura, dentro le quali si trovavano anche le abitazioni dei sacerdoti-sovrani e le botteghe degli artigiani; vi erano inoltre i magazzini dell’orzo e del grano, le scuole, il tribunale. I sacerdoti dirigevano i lavori agricoli e l’irrigazione. Per un lungo periodo furono i sacerdoti a suddividere la terra in lotti e ad assegnarla da lavorare a ciascun capofamiglia; i prodotti venivano immagazzinati e, in seguito, divisi in razioni e distribuiti alla popolazione. Nel tempio si depositava anche l’argento che, come in una banca, veniva prestato a chi ne faceva richiesta.

Gli insediamenti agricoli si dimezzano nel periodo protodinastico (2800-2380) rispetto al periodo che va dal 3000 al 2800 e si riducono a 1/6 intorno al 1380.

Queste comunità, già intorno alla metà del IV millennio a.C., conoscevano la tessitura e la ceramica, possedevano strumenti di lavoro di pietra e di osso, ma già cominciavano ad apparire oggetti di rame. Praticavano caccia e pesca, ma anche la coltivazione dell’orzo e, tra gli animali domestici, utilizzavano buoi, pecore, capre, maiali e asini. Le abitazioni erano capanne di giunco, che ben presto verranno sostituite con mattoni crudi (quando arriveranno a usare il mattone di fango cotto passeranno all'architettura pesante, che sicuramente influenzò quella egizia). Il trasporto delle merci veniva realizzato non soltanto per mezzo della soma o per mezzo di slitte, su terreno paludoso, ma anche con veicoli a ruote.
Lugalzagesi fu l'ultimo re sumero prima della conquista da parte di Sargon, di Akkad
Tra le tracce risalenti alla II° dinastia Ur, troviamo la saga di Emmercar, l'eroe di Urur di cui abbiamo una letteratura di poemi che ne narrano le gesta.
 

Gli Accadi
regno degli AccadiGli Accadi (2350-2150 circa), sono il primo popolo di etnia semitica che appare nella storia dell’Oriente.

Gli Akkadi probabilmente provenivano dal deserto arabico. Si erano stabiliti nella zona della Babilonia che da essi prese il nome di Accad. La loro città principale fu Agade sul medio corso dell’Eufrate.
Il più grande re fu Sargon il Grande - funzionario del re Urzabba, sali al potere - conquistò Kish, Uruk, Ebla; Tuttul, Iarmuti - sconfisse Lugalzagesi in battaglia sottomettendo i Sumeri.
In pratica dal 2350 al 2300 a.C. Sargon conquistò la Mesopotamia ed estese il proprio dominio anche su parte delle terre dell'Elam, della Siria e dell'Asia Minore. La ragione dei suoi successi era probabilmente dovuta alla superiorità militare e tattica del suo esercito, dotato di armi da lancio quali il giavellotto, l'arco e le frecce. L'esercito sumero, schierato in falangi e armi pesanti, rimase soggiogato dai colpi inferti da distanza dagli accadici.
L'impero di Sargon si estendeva dall'Assiria alle coste del Mediterraneo. Per evitare d'essere a sua volta deposto, Sargon utilizzò il grande bottino di guerra per fondare una nuova città, Accad, come capitale dell'impero. Ogni tentativo di ribellione venne brutalmente soffocato dai conquistatori accadici. Ai popoli conquistati venne anche imposta la lingua accadica, relegando così la precedente lingua sumera alla cultura orale e alle pratiche religiose. Sargon introdusse anche due nuove divinità accadiche: Ishtar e Shamash.
La dinastia sargonide

Alla morte di Sargon "il grande" nel 2260 a.C. gli succedette il nipote Naramsin che conservò il titolo di "re delle quattro regioni" ed estese ulteriormente i confini dell'egemonia accadica con la conquista della potente città rivale di Ebla  che nel periodo di maggiore splendore (2400-2250 a.C.) aveva conquistato i territori siriani da Herna a Aleppo.. Per altre due generazioni la dinastia sargonide riuscì a mantenere intatto il suo potere. Lo stato era ben organizzato, accentrato e sorretto da rigide regole burocratiche. Il governo era affidato al re di Accad che lo esercitava in modo assoluto.
Il primo impero della storia - Molti storici ritengono l'epopea di Sargon come la nascita del primo impero della storia. L'egemonia dell'impero di Sargon "il grande" era estesa su gran parte del mondo antico conosciuto riuscendo a unificare le città-stato sumere. Un'impresa di grandi dimensioni realizzata in pochi anni. La figura di Sargon "il conquistatore" o "il grande" divenne presto leggendaria e ispirò molti altri uomini del passato. A lui si deve anche la nascita del dispotismo orientale.
La crisi dell'impero di Sargon - La vastità dell'impero fu anche la sua principale debolezza. Le continue immigrazioni dei popoli asiatici occidentali (amorrei, elamiti, churiti, gutei) causarono crescenti disordini e instabilità interna. La burocrazia centrale dell'impero sargonide non riuscì a farvi fronte, perdendo il controllo del vasto territorio. La debolezza di Accad fu immediatamente percepita dalle città di Lagash e Ur che si ribellarono al suo potere centrale dando inizio a una rapida frammentazione dell'impero fondato da Sargon. Il più antico monumento ritrovato degli akkadi è la stele di Sargon

I Gutei (2210-2119)
Nel 2210 queste città ribelli al potere accadico chiesero l'intervento militare dei Gutei (o Guti), provenienti dei monti Zagros, tra Iran e Irak, nel 2150 a.C., i quali sconfissero l'esercito accadico, impadronendosi della Mesopotamia settentrionale. I Gutei erano però di cultura nomade e non in grado di gestire la complessa organizzazione statale. In particolare lasciarono deteriorarsi i canali di irrigazione indispensabili per il mantenimento della produzione agricola e la regione decadde economicamente. Progressivamente essi si andarono assimilando agli Accadici.
I Gutei provocarono solo devastazioni, anche se le città di Lagash e Ur non subirono gravi danni. Non si fusero coi sumero-accadici. Le tradizioni affermano che come gli Accadi avevano rappresentato la punizione divina per la continua litigiosità delle città sumeriche, i Gutei invece rappresentavano la punizione contro la pretesa di creare una monarchia universale da parte degli Accadi, che avevano voluto approfittare della divisione esistente tra le città sumeriche.
 

I Sumèri

La monarchia neosumerica tornò al potere nel periodo che va dal 2150 al 1700 circa ed ebbe capitale Ur, sul basso Eufrate, raggiungendo una grande prosperità specialmente per mezzo dell'agricoltura e del commercio.
I più importanti re furono: Urnammi (2112-2095) re pacifico dedito al commercio e alla costruzione di edifici.

Shulgi figlio di Urnammi (2094-2047) regnò 48 anni tra guerre e periodi di pace e fu il fondatore del regno neosumerico.

Armasin (2046-2038) e Shusin (2037-2029) figli e successori di Shulgi fecero spedizioni contro i popoli iranici e gli Amorrei. A loro si deve la costruzione del muro dell'Ovest a difesa di Sumer.

Ibbisin (2028-2004) successore di Shusin, con lui inizia il disfacimento dell'impero neo-sumerico e la decadenza di Ur.

Ziggurat di UrIl potere si fondava ora su una struttura fortemente centralizzata, rappresentata da un massiccio apparato burocratico. In ogni città vi erano funzionari di fiducia del re, che gestivano l'amministrazione per suo conto. Tutte le città della bassa Mesopotamia persero quindi la loro millenaria autonomia.
Nella capitale di Ur venne redatto il primo codice di leggi conosciuto, che poi confluirà in quello di Hammurabi, in cui è detto a chiare lettere che la legge non poteva essere uguale per tutti, dovendo essere i nobili trattati meglio degli schiavi. Il codice aveva una chiara intenzione di uniformare il paese, introducendo misure standard per la capacità e il peso, oltre alle varie indennità da pagare per ogni reato. Da notare che mentre i più antichi codici sumeri prevedevano, per le offese, un risarcimento in denaro, in questi ultimi codici è ben precisata  la legge del taglione, fatte salve le eccezioni per le categorie privilegiate.

Il livello tecnologico e produttivo
Verso il 2100 a.C. venne introdotto l'aratro a trazione animale e l'irrigazione estensiva, favorendo così una ricca produzione agricola. Le piantagioni più diffuse erano quelle dei cereali e dei datteri. Essendo la Mesopotamia un territorio soggetto a siccità, i campi erano creati vicino ai canali, che venivano costruiti a un livello superiore, permettendo così all'acqua di defluire naturalmente nei terreni arati. Non tutti i terreni erano coltivati, ma si attuava una rotazione biennale, lasciando riposare i campi utilizzati l'anno precedente. Circa i due terzi del raccolto veniva trasportato nei magazzini del tempio o del palazzo reale.
A livello tecnologico i Sumeri furono in grado di usare non solo la ruota, ma anche la sega, il cuoio, lo scalpello, il martello, il fermaglio, le punte di trapano, il chiodo, lo spillo, l'anello, la zappa, la scure, il coltello, la punta di lancia, la punta di freccia, la spada, la colla, il pugnale, le pelli d'acqua, le borse, la bardatura, la barca, l'armatura, la faretra, la guaina, gli stivali, i sandali, l'arpione e gli strumenti per la distillazione della birra. Inventarono la carrozza e le territori Sumeriformazioni militari.

 

La religione sumera
I Sumeri erano politeisti, in quanto ad ogni aspetto importante della realtà naturale (acqua, cielo, fuoco, luna ecc.) attribuivano un dio protettore. Gli dèi erano antropomorfi e immortali, raffigurati in statue, seduti, con teste sproporzionate rispetto al corpo, cinte di una tiara a corna, simbolo di sovrannaturalità, più altri simboli specifici.

Nelle loro mitologie, in cui il tema fondamentale è la ciclicità della vita, si parla unicamente di divinità urbane.

Il dio maggiore era An o Anu, dio del cielo, ovvero della separazione tra cielo e terra, il più grande, apparso in una fase successiva, come capo del pantheon sumerico;

al suo fianco Enlil, creatore del mondo, la natura come forza attiva, dio del vento e del destino, che stabilisce le sorti del mondo con decreti severi (i sovrani cercavano sempre di ottenere il consenso del clero che lo rappresentava, nella città di Nippur);

molto importante era Enki, dio dell'acqua e creatore delle istituzioni umane: sua sede principale Eridu; Inanna (Ishtar) è dea della fecondità, il cui marito Dumuzi (Tammuz), protettore delle mandrie, mezzo uomo e mezzo toro, vive nel sottosuolo e presiede alla fecondazione della terra, al punto che gli storici lo considerano il dio più originario; Nin-Khursag  (Ki) rappresenta la terra. In tutto sono circa una cinquantina, tra cui possiamo citare anche Nanna gran dio lunare e Ivanna dea madre.
Secondo il credo sumero, la terra era nata dal caos primordiale delle acque, da dove erano sorte le forze che, a loro volta, avevano generato gli dèi, che avrebbero creato gli umani dall'argilla, per usarli come servitori: tutta l'umanità stava alla mercé degli dèi, visti più che altro come nemici da ingraziarsi con continui sacrifici di agnelli, montoni e pecore (anche umani) e libagioni di birra, olio, vino e cereali. Gli dèi avevano mandato il diluvio per punire gli uomini.
Fin dall'età protodinastica era forte la convinzione dell'ineluttabilità dei destini umani stabiliti dagli dèi. I destini potevano anche essere inspiegabili, ma in genere venivano messi in rapporto a meriti e colpe. E comunque non esiste nella loro religione una qualsivoglia escatologia.
L'universo non era che un disco piatto racchiuso in una cupola. L'aldilà significava la discesa in un vile mondo inferiore, per passare l'eternità in una miserabile esistenza di fantasmi. Più tardi si diffonde l'idea di una vita celeste paradisiaca o infernale.
La cultura
La cultura più importante era quella matematica, astronomica e giuridica. I Sumeri avvertivano forte la necessità di contare le merci e di calcolare i tributi, di misurare le superfici e i pesi, di amministrare la proprietà. Conoscevano già quelle "tavole" che dalla Grecia verranno molti secoli dopo chiamate "pitagoriche", usavano le radici quadrate e cubiche e l'uso di equazioni algebriche.Ur

Possedevano una corretta visione eliocentrica del sistema solare del quale riconoscevano cinque pianeti (visibili a occhio nudo).
Grazie agli studi astronomici avrebbero potuto dotarsi di un calendario solare, ma a causa delle festività religione e delle attività agricole, preferivano usarne uno lunare, in cui l'anno era diviso in dodici mesi, a loro volta suddivisi in settimane: ogni tre anni aggiungevano un mese per colmare la sfasatura col calendario solare.
Elaborando un sistema sessagesimale inventarono l'orologio, con i relativi 60 secondi, 60 minuti e 12 ore. Questo calcolo a base 60 è rimasto ancora oggi. Erano anche molto interessati ai fenomeni delle eclissi. Nei vangeli cristiani vi è un riflesso della loro cultura nelle figure dei re Magi (o Maghi).
L'aritmetica non era solo a base 60 ma anche a base 10, a seconda delle necessità. In ogni caso furono loro a formulare per la prima volta il concetto della numerazione basata sul valore della posizione della cifra.
Il peso base del grano e dei metalli era un talento di 60 mine, che rimase quello standard fino a tutto il periodo greco.

Inventarono la geometria quando iniziarono a misurare i campi e a costruire gli edifici.
Crearono il primo codice di diritto ed un sistema amministrativo completo di tribunali, prigioni e archivi governativi. Molti secoli dopo l'invenzione del cuneiforme, la pratica della scrittura si estese oltre i certificati di pagamento/debito e d'inventario e fu applicata per la prima volta nel 2600 a.C. per messaggi scritti e la consegna della posta, per la storia, le leggende, la matematica, le annotazioni astronomiche ed altre attività, corrispondenti generalmente ai campi di cui si occupavano insegnanti ed allievi. La scrittura creata dai sumeri sarà sviluppata dagli egiziani, i fenici gli conferiranno un ulteriore evoluzione fonetica fino agli Ioni (greci) che la completeranno con le vocali.
La scrittura cuneiforme
Tra i funzionari più importanti vi erano gli scribi, gli unici a conoscere i segreti della scrittura cuneiforme sillabica, da loro inventata per esigenze amministrative e contabili.
Inizialmente (seconda metà del IV millennio), per esigenze amministrative-contabili la scrittura era stata pittografica, dove p.es. il verbo "camminare" era rappresentato da una "gamba". L'uso del sigillo impresso su un contenitore, come segno di descrizione e convalida del suo contenuto, a garanzia di manomissioni, fu inventato da questi scribi.
Ma già nel 3200 erano passati alla scrittura cuneiforme (un mix di ideogrammi, cioè segni rappresentanti concetti, e di fonogrammi, cioè simboli rappresentanti valori fonetici sillabici). Gli elementi a forma di cuneo venivano incisi con uno stilo su tavoletta di creta. Naturalmente solo gli scrivani di professione (scribi) erano in grado di usare questa difficile scrittura (inizialmente i simboli erano circa 2000, poi si ridussero a 500-600).

Opere di architettura si trovano a Lagash, da ricordare la stele di Urmannu, unico tra i monumenti di Ur attribuito ai Sumeri.
Con questa scrittura potevano anche catalogare l'universo intero, rendendo convenzionali i suoi elementi, a disposizione di chiunque conoscesse la scrittura.
I sumeri riuscirono a conquistare, intorno al 1800, la città di Mari, sul medio Eufrate, importante nodo di comunicazioni, che aveva costituito per circa due secoli un potente regno. Verso il 1700 furono sottomessi dagli Amorrei, popolo di stirpe semitica, proveniente dal deserto della Siria, che si era stabilito in Babilonia, e che era guidato da un grande sovrano, Hammurabi.