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Italia 1945/1950 - l'eredità della guerra                                                                                                                     

 

Perchè Salò e le RSI?

Eredità di guerra e inizio della ricostruzione

Napoli e sud Italia

 

Perchè Salò e la RSI?

Quali sono i motivi per cui nacque la Repubblica Sociale Italianasalo1.jpg, quella pazzia cui hanno dato vita i giovani neofascisti nel 1943?

Quella della RSI fu una generazione di giovanissimi, tra i 18 e i 22 anni. Per loro l’8 settembre ’43 è “la morte della patria”, il punto di non ritorno, la rabbia per il “vile tradimento” è un sentimento diffuso tra i giovani del fascismo.

Nella ribellione degli adolescenti (futuri militanti MSI - Movimento Sociale Italiano) che scelgono di arruolarsi nella RSI, prevale il fattore emotivo.

Prevale un sentimento di vergogna, si sente palpabile il disprezzo dei tedeschi e si arruolano per dimostrare che gli  italiani non erano fatti tutti della stessa pasta, non erano un popolo di vigliacchi.

Molti ex-repubblichini sottolineano il carattere apolitico della propria scelta. Se anche al posto di Mussolini ci fosse stata Greta Garbo, sarebbe stato lo stesso.

È una crisi esistenziale, prima ancora che una consapevolezza politica: quei ragazzi si ritrovarono davanti ad “deserto di valori e indicazioni”salo2.jpg.

L’armistizio agisce come un’atomica sui miti patriottici e sui valori nei quali le giovani generazioni del Ventennio sono cresciute. È un passaggio fondamentale per poter comprendere come la generazione di ragazzi che daranno vita al movimento giovanile del MSI, sentiranno di incarnare la parte più pura e genuina del fascismo, legittimata quindi a rappresentarlo nel nuovo scenario postbellico.
Dopo il 25 aprile, questi ragazzi non ci stanno ad accettare il tramonto di ideali e valori - primo fra tutti la difesa della patria, per loro, tradita con il “vile armistizio” dell’8 settembre – di cui si sono impastati nel ventennio precedente. Ma soprattutto sentono forte il bisogno di affermare, nelle piazze, un’identità per loro irrinunciabile – pena lo sgretolamento esistenziale – quella cioè di (neo) fascisti, cui il popolo del composito mondo resistenziale, in specie comunista, non vuol concedere il minimo spazio di affermazione.
L’immediato dopoguerra, gli anni dal 1945 al 1951 vede anche lo scontro tra i giovani missini e i comunisti. Sono proprio i giovani che prestano i pugni affinché il nascente MSI conquisti il diritto di parola, puntualmente negato, dagli attivisti del PCI, in occasione di comizi che regolarmente finiscono in scazzottate tra le opposte fazioni. Una violenza quella del neofascismo, almeno all’inizio, cui certo la guerra ha contribuito i reduci ad assuefars
salo3.jpgi.
Una violenza alla quale comunque non è estraneo il fronte comunista. Esemplare è la dura reazione dei comunisti scatenata dall’episodio di piazza Colonna, nei pressi di Montecitorio, dell’ottobre del 1947, dove il MSI è riunito per il comizio conclusivo per le amministrative romane. La sera del 10 ottobre, a pochi passi dall’aula dove si sta approvando la Costituzione della Repubblica italiana, si è riunita un’agguerrita folla di fascisti: la piazza era piena fino all’orlo, si cantava Giovinezza e l’Inno degli arditi, tra i giovani c’era una grande euforia.

Giorgio Almirante,segretario del MSI, dal palco del comizio, si lascia andare a toni pesanti: definisce gli antifascisti “vili fomentatori di discordia” e dipinge il periodo trascorso dalla fine della guerra come un “triennio infausto, pregno di vergogne, di umiliazioni, di lutti e di sangue”. Il deputato comunista Giorgio Amendola, di passaggio per la piazza, intima alla polizia, senza successo, di sciogliere il comizio. Il suo collega Pajetta accecato dall’ira, irrompe tra la folla e riesce a strappare i fili del microfono, quindi si precipita nell’aula della Costituente gridando al pericolo fascista. Il comizio verrà sospeso dalla polizia con un seguito di pesanti tafferugli. La risposta dei rossi non si fa attendere. Il giorno dopo il comizio, a Milano operai comunisti invadono la sede del MSI, distruggono tutto e aggrediscono i presenti. Il 29 ottobre 1947 subirà la stessa sorte la sede del “Meridiano d’Italia”; il 4 novembre membri della Volante Rossa faranno visita all’ex generale della RSI, Ferruccio Gatti, considerato il capo dei Far (Fasci di azione rivoluzionaria) milanesi, e lo fredderanno con un colpo di pistola davanti alla moglie e ai figli.
Ma la vicenda di questi giovani missini non è solo storia di violenze e di lotta per  
strappare il diritto alla cittadinanza politica per una generazione che non poteva permettersi il lusso di dissentire dall’esistentesalo4.jpg.
Sorprende, per esempio, la vitalità del movimento giovanile missino e la facilità con cui miete consensi crescenti tra il ’47 e il ’50, raccolti in specie tra gli adolescenti e tra gli universitari, tanto che il comunista Pietro Ingrao, dalle pagine de “L’Unità”, pur deprecando quel “canagliume reazionario”, deve ammettere che “la trama sciagurata” del neofascismo coinvolge ormai “alcune migliaia di giovani italiani”. Un esempio di vivacità dei missini è dato delle manifestazioni contro Tito e per il ritorno all'Italia dell'intero Territorio libero di Trieste: I missini intercettano un diffusissimo sentimento patriottico che sembra non ricevere attenzione dagli altri partiti, specie quello comunista. Altro esempio, il moto di entusiastico consenso giovanile ottenuto da missini poco più che ventenni, quando tentarono, nel gennaio del ’49, l’affondamento della nave Cristoforo Colombo, ormeggiata nella rada di Taranto, per impedire che fosse consegnata all’Unione Sovietica, come previsto dal Trattato di pace del 1947.
C’è poi l’offensiva missina nel mondo studentesco (tramite il Raggruppamento giovanile Studenti e Lavoratori e il Fuan), che spesso vede neofascisti e comunisti uniti nell’occupazione delle università per ottenere l’abbassamento delle tasse o per l’abolizione dei cosiddetti “parlamentini” universitari. Nel 1950 la “Caravella”, il gruppo studentesco missino, vincerà le elezioni universitarie alla Sapienza di Roma, ultimo di una lunga serie di successi inanellati in breve tempo dal fronte universitario del MSI.
È un mondo, quello della gioventù neofascista, percorso da fermenti culturali di tutto rispetto. Sebbene uniti nel rifiuto del sistema democratico e parlamentare, nella critica della società occidentale che vede nell’America il suo frutto maturo, i giovani dissentono dalle posizioni aperturiste del MSI nei confronti, per esempio, dei partiti “borghesi” della destra moderata e tradizionalista, monarchici in testa; contro i cedimenti pro-atlantisti della dirigenza del partito; contestano i “vecchi”, ex gerarchi imbolsiti e statici che, secondo i giovani, hanno fatto il loro tempo ma soprattutto la disgrazia del fascismo; rivendicano il diritto di ribellarsi e di imporre le proprie idee, pur nel rispetto dei valori della gerarchia e della tradizione. Una contestazione tutta interna al MSI che tra il 1947 e il 1950 vedrà il movimento giovanile occupare per ben due volte la sede del Comitato Centrale del partito. Un protagonismo delle nuove leve che non ha paragoni nell’Italia del tempo.
E non è un mondo monolitico: si delineano infatti due correnti nel movimento giovanile, quella “spiritualista”,  e quella dei cosiddetti fascisti di sinistra, teorizzatori di un fascismo socialisteggiante. Dibattono fittamente in quegli anni dalle pagine di giornali i cui giovani redattori (classe 1926) sono destinati a future fortune: Egidio Sterpa e Pino Rauti, daranno vita a dibattiti di grande spessore culturale.
In non pochi casi tali pubblicazioni rappresenteranno tribune di discussione stimolanti e originali, considerate tali anche dagli oppositori politici. Un dialogo spesso infruttuoso e che ancora oggi risulta difficile, ma che dà il segno di come le giovani generazioni uscite da una guerra fratricida ancora avessero voglia di combattere per degli ideali, giusti o sbagliati che fossero.

 

1945-50 - eredità di guerra e inizio della ricostruzione

Politica - Un breve riepilogo della situazione politica alla fine di questo tumultuoso 1945.

A dicembre cade il governo Parri: dopo il ritiro dei ministri di PLI e DC Parri é costretto a dimettersi e il 10 dicembre - DE GASPERI vara il suo primo governo. Ne diventa il Presidente conservando il ministero degli Esteri, e nomina vice PIETRO NENNI, PALMIRO TOGLIATTI alla Giustizia, GRONCHI all'Industria, SCELBA alle Poste ecc.

L'anno si chiude con un accordo stipulato il 6 dicembre tra Confindustria e CGIL, dove vengono deliberati:

1) I minimi salariali dei lavoratori.

2) L'introduzione del cottimo.

3) Il meccanismo della Scala Mobile (contingenza) che regola i salari in rapporto al costo della vita.

La Confindustria ottiene come contropartita lo scioglimento dei consigli di gestione che si erano formati nelle aziende subito dopo la Liberazione. Cioè riprendere in mano le proprie aziende.

Inizia La grande avventura della ricostruzione, e dello sviluppo economico dell'Italia.

Ricostruzione - Quasi tutte le città del Centro Italia e del Nord oltre a Napoli, hanno case, fabbriche e ferrovie danneggiate o distrutte.

La produzione industriale italiana è bassissima: fatta 100 quella del 1938, nel 1942 era scesa a 89, nel 1943 si era abbassata a 69, e in questo 1945 era precipitata a 29.

C'è una diffusa indigenza: la tessera alimentare procura 900 calorie al giorno, chi ha un po’ di soldi fa acquisti al mercato nero, gli altri saltano i pasti. Rientreranno nelle case dopo 20 mesi i 200.000 partigiani e i circa 500.000 italiani nascosti o fuggiti all'estero nonchè i 1.360.000 prigionieri images.jpgsparsi nei cinque continenti. Per alcuni il ritorno fu peggiore della prigionia. Nessuno venne festeggiato, sembrarono quasi ingombranti, e spesso vennero accusati quasi con rancore di aver voluto e di essere stati loro i responsabili della guerra.

L'Italia è fisicamente divisa in due. Il 15 ottobre si prova a ricostruire un ponte provvisorio sul Po per far passare qualche treno, ma i numerosissimi traghettatori, lesi nei propri interessi, incendiano le traversine e buttano nel fiume la notte le putrelle montate di giorno.

L'Italia é divisa in due anche nella moneta. Non avendo una normale circolazione monetaria, si ricorre all'emissione dei biglietti anglo-americani le AMLIRE, viene emessa una grande quantità di denaro che fa galoppare l’inflazione.images 1.jpg Per un bene che si acquistava con una lira nel 1938, nel 1944 ne occorrevano 8,58 e in questo 1945 addirittura 20,6. L'inflazione nel '43 era al 68%, nel '44 al 344%, in questo '45 del 97%. Eppure l'apparato industriale italiano era uscito praticamente illeso dalla guerra con danni che non superavano l' 8% della capacità produttiva totale. Quindi l' economia italiana aveva energie e competenze tali da poter assolvere da sola ai compiti della ricostruzione, nonostante lo Stato e l'Amministrazione Pubblica siano in totale paralisi.

Inoltre l' Italia tra il 1948 e il 1952 ricevette dall' ERP (European Recovery Program) circa 1.470 milioni di dollari pari all' 11% degli stanziamenti di tutto il Piano Marshall.

E non basta, arriveranno gratuitamente macchinari e materie prime e saranno  concessi prestiti a tassi ridotti per l' acquisto di impianti: fu così possibile procedere ad un ammodernamento delle attrezzature industriali. Oltretutto buona parte degli aiuti non fu spesa ma tesaurizzata dallo stato come anche fu tesaurizzata la somma ricavata dalla vendita di parte delle merci donate all' Italia con buona pace degli Americani che si convinsero a cambiare strategia con l' Italia e sospesero il programma.

I (soliti) problemi del Mezzogiorno - Il Mezzogiorno images2.jpgera la parte del paese che più era uscita dissestata dalla guerra. Oltre ai danni provocati dalle operazioni belliche, il sud aveva subito gli effetti di un'inflazione selvaggia prolungatasi per tutto il periodo della separazione dal resto della penisola a causa della forte domanda (dovuta alla presenza delle truppe anglo-americane) e la scarsa offerta. Si pensò allora a tutta una serie di riforme che avrebbero dovuto alleviare i problemi del sud. Nel 1950 fu varata la riforma agraria, meglio nota come Riforma Segni, che portò all'esproprio di 760mila ettari di terra da assegnare a 113mila capofamiglia che avrebbero ripagato allo Stato la terra attraverso il versamento di 30 annualità. In fase di attuazione però non fu possibile soddisfare tutte le domande e la dimensione degli appezzamenti (6-8 ettari) si rivelò insufficiente a garantire alle famiglie un reddito accettabile se non in quelle zone dotate di ottimi sistemi irrigui come il Delta del Po, la Maremma e la Campania. Quindi malgrado gli ingenti costi sostenuti dalle finanze pubbliche per l'esproprio e le successive spese di trasformazione fondiaria, la riforma agraria si rivelò un flop che non assicurò un effettivo sviluppo della produttività e dei redditi nelle campagne del sud.

Parallelamente, sempre nel 1950, fu creata la Cassa del Mezzogiorno che doveva essere un'ente autonomo in grado di garantire la creazione e la messa in opera di strutture e attività economiche nel meridione ma che finì per diventare un ente politicizzato e per dipendere strettamente nelle images4.jpgsue scelte dalle alterne direttive delle diverse coalizioni governative. 

Si riteneva che l' allestimento di infrastrutture pubbliche (strade, ferrovie, centrali elettriche, acquedotti) avrebbe potuto offrire migliori condizioni ambientali per un' espansione delle attività produttive nelle regioni del sud. Ma più che l'avvio di un processo industriale autoctono i crescenti investimenti in infrastrutture contribuirono alla formazione di un più ampio mercato interno per le imprese del Nord e pertanto favorirono la crescita del reddito e dell' occupazione nelle zone già sviluppate.

 

1945-50 - Napoli e sud Italia

Le cause scatenanti dell’insurrezione napoletana di fine settembre 1943, le famose “4 giornate” di Napoli, furono la caccia indiscriminata contro gli uomini adulti per essere tradotti in Germania  e l’ordine di sfollare il centro urbano, emanati il 23 settembre dai tedeschi.

Napoli rispose con una rivolta di massa (27/30 settembre), largamente partecipata, napoli1.jpgcome dimostrano gli oltre 600 caduti.  Alla sollevazione presero parte anche donne e ragazzi, in particolar modo nei quartieri popolari, andandosi a mescolare alla resistenza spontanea di molti combattenti.

E l’esercito Italiano? I militari sbandati erano spesso aiutati dai civili che fornivano abiti borghesi e  nascondevano le armi. L’immagine dei giovani soldati del regio esercito che abbandonano la divisa grigio-verde, aiutati dalle donne napoletane, ci riporta alla disastrosa sconfitta militare subita dal nostro paese.

L’Italia, da paese aggressore, era divenuta oramai un territorio occupato e conquistato. I civili italiani, pur nell’ambigua situazione in cui si trovava il governo Badoglio, costituivano quindi la popolazione di un paese “vinto” considerato, napoli4.jpgper molti versi, ancora “nemico”. Un chiaro esempio di quanto fosse forte tale orientamento è costituito dal comportamento, nel Lazio meridionale, delle truppe coloniali francesi, Algerine e Marocchine, napoli3.jpg le quali chiamate a pagare un altissimo prezzo in termini di vite umane nello sfondamento della linea Gustav, ebbero in cambio una sostanziale tolleranza “50 ore di svago” in cui compirono numerosi stupri, assassini, furti, violenze contro i civili italiani, in particolar modo contro le donne, che ne hanno conservato una fortissima memoria.

1944 - I soldati alleati, in prevalenza americani hanno occupato Napoli già liberata dall’insurrezione e attendono la caduta di Cassino.

Gli Americani portano una ventata di aria nuova che, insieme alla fame e alla grande miseria, fa impazzire gli uomini e le donne napoletane. Le donne, i ragazzini e le ragazzine di 10 anni, si vendono per 2 o 3 dollari (300 lire) ai soldati bianchi e neri che li valutano palpeggiandoli prima di decidersi.

Costa molto di più un chilo di carne d’agnello che una ragazza o un ragazzino a Napoli. Le donne abbondano. Vengono portate con i carri a prostituirsi da altre regioni: Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia.napoli2.jpg

I soldati usano gli italiani, i napoletani usano gli alleati: ricevono generi alimentari, derubano i soldati in libera uscita, riescono a smontare e a far sparire un carro armato in 2 ore, si parla persino di una nave da guerra sparita…

E’ un abrutimento generale quello che assale la gente dopo la liberazione: tanto erano stati orgogliosi, coraggiosi, ricchi di straordinaria dignità durante l’oppressione tedesca e nei giorni della lotta contro i nazisti, cacciati da Napoli praticamente senza armi, quanto adesso uomini, donne, vecchi , bambini si prestano alle cose più degradanti, a qualsiasi forma di prostituzione per salvare.. la pelle.

Altri esempi della caduta morale e spirituale di Napoli tra il 1944 e il 1945: le donne sedute lungo una scalinata che attendono il passaggio dei gruppi di soldati per aprire le gambe e mostrarsi nude. Oppure del padre disposto a mostrare e a far verificare ai soldati la verginità della figlia per 1 dollaro a testa…

da – La Pelle di Curzio Malaparte (Prato 1898-Roma 1957)